Qualcosa finalmente si muove per la Biblioteca Nazionale in crisi di fondi e in procinto di ridurre i servizi pomeridiani al pubblico. L'ex ministro dei Beni Culturali Giovanna Melandri (Pd) raccoglie l'allarme della direttrice Ida Fontana e lancia la campagna «Sos Biblioteche». «Se lo Stato non riuscirà a garantire la sopravvivenza delle biblioteche nazionali - dice Melandri - sarà la prova che le politiche culturali sono state definitivamente cancellate dall'agenda del governo». «Sos Biblioteche». Questo il nome della nuova campagna del Partito Democratico lanciata ieri da Giovanna Melandri, ex ministro dei Beni Culturali e responsabile cultura del Pd, a seguito dell'emergenza finanziaria che ha investito la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze denunciata dai servizi del Corriere della Sera e del Corriere Fiorentino. È stato il «caso Firenze» a scatenare il dibattito sulla sopravvivenza degli enti culturali statali anche a livello nazionale. E la nostra Biblioteca Nazionale è ormai stata assunta a simbolo dell'agonia della cultura. «La politica culturale deve ripartire dalle biblioteche» ha detto la Melandri che ha poi commentato come «la prova che il Governo abbia definitivamente cancellato la cultura dalla sua agenda politica si vede dalla sua incapacità di garantire la sopravvivenza del sistema delle biblioteche nazionali di una nazione come l'Italia». «Sos Biblioteche»: un nome che riassume la grave difficoltà di reperimento di risorse e di personale che in questi ultimi mesi ha pesantemente influito non solo sull'acquisto dei libri quasi definitivamente azzerato ma anche sui servizi primari, come quello del prestito in orario pomeridiano, e sul pagamento delle bollette. La direttrice dell'istituto di piazza dei Cavalleggeri, Antonia Ida Fontana, ha provato anche a chiedere aiuto ai privati e alle fondazioni, lanciando un appello «Salvate la Nazionale», che però è risultato un buco nell'acqua, senza alcun esito, fino ad ora. L'ex ministro ha anche commentato negativamente la ricerca di aiuto da parte di sponsor privati, considerando che queste (eventuali) boccate di ossigeno «non possono e non devono essere l'unica via d'uscita» per degli enti culturali statali che, come presidi della «crescita civile del Paese», dovrebbero essere tutelati e aiutati nella loro interezza dall'Amministrazione Pubblica. Pur sottolineando «la difficoltà del reperimento dei fondi che assilla » il mondo della cultura, la Melandri ribadisce che «è lo Stato, in primo luogo, che deve farsi carico di garantire la vita di queste Istituzioni e il servizio che esse rendono alla cultura e alla ricerca». Ricordando poi come durante il secondo governo Prodi, tra il 1996 e il 2000, lo Stato diede «nuovo impulso alle Biblioteche centrali anche con opere di restauro e aggiornamento».