Ampliamenti fino al 20 per ville e villette bitrifamiliari: bonus volumetrico fino al 35 per operazioni di demolizione e ricostruzione di edifici residenziali e produttivi purchè il 25 del lotto sia destinato a verde; riqualificazione di quartieri delle case popolari, che secondo le stime genereranno 3 mila nuovi alloggi per effetto del bonus volumetrico, con un investimento pari a 420 milioni; recupero e riutilizzo di edifici abbandonati o sottoutilizzati purchè ultimati entro il 31 marzo 2005 ed edificati in zone non agricole o destinate ad attività produttive. Il riuso vedrà autorizzate attività ricettive ma non alberghiere, residenze e servizi conciliabili con il sistema rurale. Sono questi i quattro tipi di intervento della legge di rilancio dell'edilizia residenziale approvata ieri dalla giunta del governatore Roberto Formigoni e che ora dovrà passare al vaglio del consiglio della regione Lombardia. Il piano casa lombardo, secondo le stime, potenzialemte potrà mettere in moto investimenti fino a 6,5 miliardi di euro nell'arco di durata dell'efficiacia del provvedimento di legge, 18 mesi a partire dal 16 settembre, che si allungheranno a 24 mesi per l'edilizia residenziale pubblica. A beneficiarne sarà anche l'occupazione dell'indotto che, secondo i calcoli del Pirellone, coinvolgerà circa 30 mila addetti nei due anni di applicazione della legge. Inoltre, per effetto del ricorso alle energie rinnovabili, solare e fotovoltaico, nelle operazioni edilizie che la norma premia ampliando il bonus fino al 35, si otterranno vantaggi anche nel campo del risparmio energetico che la regione Lombardia ha stimato in 44 milioni annui. I comuni non resteranno senza potere: saranno loro a individuare le zone dove non sarà possibile intervenire con ampliamenti e demolizioni ricostruzioni. Dunque, anche il Pirellone da ieri si aggiunge alle cinque regioni (Toscana, Veneto, Piemonte, Trentino Alto Adige, Campania) che hanno varato il piano casa. Ieri la giunta lombarda ha dato il via libera al pacchetto di Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio e urbanistico della Lombardia, dando seguito all'intesa raggiunta tra stato ed enti locali nella Conferenza unificata di fine marzo. E in attesa che le regioni trovino l'accordo sul decreto legge sulla semplificazione amministrativa continuamente rimandato. Manca il consenso delle regioni che hanno chiesto al governo garanzie sui controlli, con il potenziamento del personale addetto, e la richiesta del riconoscimento degli incentivi fiscali del 55 anche relativamente all'applicazione delle normative antisismiche. Il varo del piano casa della Lombardia avviene non senza polemiche dal momento che l'assessore regionale proponente, il leghista Davide Boni, titolare dell'urbanistica, deve affrontare anche le critiche dello stesso Carroccio sulla nuova normativa regionale considerata troppo permissiva e alla quale, durante il passaggio in commissione, si cercherà di apportare correttivi restrittivi, sul modello della legge Toscana che non prevede interventi in deroga nei centri storici e per le case condonate. L'assessore Boni ha sottlineato che la legge ha carattere straordinario e consente di interventire soltanto sugli edifici esistenti e non su nuove aree. Inoltre, riguardo la polemica sui parchi, Boni ha specificato che nelle arre naturali sarà vietato ogni intervento mentre nei parchi sarà ridotto di un terzo l'incremento massimo consentito (13,3 invece di 20 per l'ampliamento e 20 invece del 30 in caso di demolizione-ricostruzione). Riguardo i centri storici, ha precisato l'assessore leghista, si potranno demolire e ricostruire soltanti gli edifici non coerenti con le caratteristiche storiche, architettoniche, paesaggistiche e ambientali. In questo sarà vincolante il parere delle commissioni regionali per il paesaggio.