VENEZIA Pubblico da grande occasione quello che affollava lo studio di Emilio Vedova alle Zattere, ieri mattina per l'inaugurazione ufficiale dello Spazio Espositivo ai Magazzini del Sale. C'erano gli amici stretti e noti, Massimo Cacciari, Alfredo Bianchini, Fabrizio Gazzarri, Germano Celant, questi ultimi curatori della esposizione, Renzo Piano, il progettista dello spazio rinnovato del Magazzino del Sale numero uno. C'erano tutti quelli che dovevano esserci, intellighenzia veneziana e non, il regista Ermanno Olmi ad esempio, in paziente coda per infilarsi, accecati dai bagliori del canale della Giudecca, nella calletta buia che conduce al vecchio studio di Emilio Vedova, ripulito e ordinato al meglio, ma non abbastanza da cancellare le tracce multicolori dell'illustre padrone di casa. «Fisicamente è lo studio di Emilio - esordisce Cacciari - ma di fatto non lo è per niente, non ci assomiglia più». Lo spirito di Vedova certamente si rallegrava della informalità della cerimonia, della camaraderie che circolava intorno al suo nome da parte dei vecchi amici. Reazione michelangiolesca a parte, evidentemente la giostra stupenda delle enormi tele vedoviane nel magazzino n.1, genialmente riconcepito, non può che corrispondere alla volontà dell'artista veneziano che pretendeva energia e movimento dalle sue tele giganti. E proprio un centinaio di quelle tele bianche, ritrovate intonse nel riordino dello studio, sono state donate dalla Fondazione Vedova alla Accademia di Belle Arti, buona vicina di casa: illustre supporto per giovani pennelli. L'avvocato Bianchini, nel comunicare questo dono, sottolineava la auspicata possibilità, più che una ipotesi, di una collaborazione tra la Fondazione Vedova e l'Accademia, il cui direttore, Carlo Montanaro, potrà forse progettare un eventuale utilizzo dello studio Vedova per dislocare in parte la limitrofa scuola di restauro.
VENEZIA - Le tele bianche di Vedova regalate all'Accademia Sarà un centro di ricerca
Ieri mattina è stata inaugurata ufficialmente lo Spazio Espositivo ai Magazzini del Sale a Venezia. L'evento è stato affollato da amici e noti, tra cui Massimo Cacciari, Alfredo Bianchini, Fabrizio Gazzarri e Germano Celant. Il regista Ermanno Olmi è stato in coda per entrare nello studio di Emilio Vedova, ripulito e ordinato, ma ancora con tracce multicolori dell'artista. Cacciari ha descritto lo studio come "fisicamente lo studio di Emilio, ma di fatto non lo è per niente". La cerimonia è stata seguita dalla presentazione delle enormi tele vedoviane nel magazzino n.1, genialmente riconcepito.
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