VENEZIA «Io non mollo. Vedrete che prima o poi i miei obelischi troveranno posto accanto all'ingresso di Punta della Dogana». Sorride gentile l'architetto giapponese Tadao Ando, ma le sue parole sono ferme come il suo sguardo, fisso sugli occhi dell'interlocutore di turno. Il magnate francese François Pinault alla fine le ha bocciate, quelle due lunghe colonne di cemento che avrebbero dovuto essere la firma dell'archistar. Lui però, non indietreggia di un centimetro e lascia intendere che un domani la sua sigla potrebbe tornare. Ne è convinta anche la sovrintendente Renata Codello: «Penso che gli obelischi ci stiano sul campo della Salute, magari non ora, ma tra qualche tempo, quando la nuova Punta della Dogana sarà diventata parte della città». Obelischi o no, rimane sotto gli occhi di tutti il recupero di uno degli spazi storici di Venezia. Voluto, certo da Pinault ma messo in opera da Tadao Ando. Soddisfatto del risultato? «Non pensavo che mi affidassero un simile progetto, e all'inizio qualche soggezione ce l'avevo. Realizzare un centro d'arte contemporanea a due passi da San Marco e dal Palladio... ». E poi? «Poi mi sono messo subito al lavoro con due obiettivi primari. Il primo dei quali era quello di conservare l'edificio del quindicesimo secolo. Il secondo passo era trovare l'espressione giusta del ventunesimo secolo». Come l'ha trovata? «Utilizzare i materiali della contemporaneità, ecco che cosa significa rappresentare la nostra epoca in architettura ma soprattutto in questo caso in cui non si poteva intervenire radicalmente. Quindi il cemento, il vetro, il metallo, che nella Punta della Dogana si mescolano ai mattoni e alle pietre del pavimento». Quattordici mesi facili? «L'hanno reso facile le maestranze italiane e la loro grandissima abilità. Il cantiere è riuscito a creare per esempio un ottima qualità di cemento, tra le migliori che io abbia mai visto ». E l'ambiente circostante, come ha influito sul suo lavoro? «Dovevamo far interagire con gli spazi del museo, sia l'acqua che il cielo, sia l'arte che veniva da fuori. Quindi le finestre, i lucernari e tutto il resto ». Ha pensato all'arte mentre creava il luogo l'avrebbe poi dovuta ospitare? «Penso che l'arte contemporanea non debba cercare compromessi e in fondo anche il luogo che la ospita deve essere così. Tutto senza compromessi, Pinault compreso». Ma in questo periodo di crisi economica, qualche limitazione, forse c'è stata... «No, credetemi. E questa è stata per me una delle più grandi sorprese».
VENEZIA - Ando: Vedrete anche i miei obelischi
L'architetto giapponese Tadao Ando ha lavorato sul progetto di Punta della Dogana a Venezia, voluto dal magnate francese François Pinault. Ando ha espresso soddisfazione per il risultato, nonostante alcune iniziali esitazioni. Ha lavorato per conservare l'edificio del XV secolo e trovare un'espressione moderna per il XXI secolo. Ha utilizzato materiali contemporanei come cemento, vetro e metallo, mescolandoli con materiali tradizionali come mattoni e pietre. Il cantiere è stato facilitato dalle maestranze italiane e dalla loro abilità. Ando ha pensato all'arte contemporanea mentre creava il luogo, che ospiterà il museo.
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