«No, no e poi no. E per una ragione semplice sul mare non si costruisce». Giovanni Spalla è persona solare. Trai suoi amici è famoso per le incavolature epiche ma anche perché dice sempre pane al pane. E' uno coerente. Architetto tra i più apprezzati (è grazie a lui se Palazzo Ducale è tornato il cuore della città), urbanista della più bell'acqua (fu tra i primi e più accesi sostenitori di Marta Vincenzi e a lungo si parlò di lui come possibile assessore all'urbanistica del Comune), da sempre uomo di sinistra (è stato anche consigliere regionale per iI partito comunista), ambientalista convinto (tral'altro, presiede il comitato scientifico di Legambiente). Ha studiato a fondo tanto le carte del Galliera quanto quelle del Lido. Architetto Spalla, oggi il consiglio comunale inizia la discussione della variante sul Lido, che permette la costruzione diventiquattro appartamenti. «Ventiquattro? Intanto, se passa il piano Berlusconi che permette il venti per cento di costruzioni in più, siamo già a trenta appartamenti. E chissà quanti potranno diventare, in corso d'opera». Cioè? «Tu chiedi un determinato metraggio, te lo concedono. E poi, magari, presenti delle domande di ampliamento, man mano che i lavori vanno avanti». Non ha molta fiducia, in questa Amministrazione comunale. «Non si tratta di avere o non avere fiducia in una Amministrazione. lo, nella Marta, ho una fiducia quasi illimitata: ho creduto in lei da subito e l'ho sostenuta con forza. Detto questo, proprio perché penso sia una persona molto intelligente, mi permetto di avanzare qualche critica». Partiamo dal Galliera o dal Lido? «Ma il discorso è assolutamente identico. Ci sono almeno tre ragioni per giustificare un ricorso al Tar: la violazione delle norme sulla Valutazione d'impatto ambientale strategica, gli standard urbanistici e la tutela dei beni culturali. Per esempio, sul Galliera la Regione ritiene che non sia necessaria la valutazione d'impatto ambientale strategica: ma come si fa a dire se questo progetto avrà o non avrà un grosso impatto sul territorio se nessuno analizza preventivamente questo impatto?». Architetto, rischiamo di essere troppo tecnicisti. «E allora scendo terra terra. Restando ai Galliera quella era un'area destinata interamente a servizi pubblici. La variante inserisce funzioni evidentemente diverse. Quindi vanno riconsiderati gli standard urbanistici, non si pu cambiare le regole in corso d'opera». Poi c'è l'aspetto dei beni culturali. «Che vale per il Galliera come per il Lido. Si tratta di due monumenti unici in Europa. Ma come si fa a permettere che spuntino volumi residenziali assolutamente deturpanti? E, soprattutto, decisi dai costruttori? Io ho studiato che c'era un Pubblico regista e un Privato che proponeva. Il Pubblico decideva cosa era meglio per la collettività e di volta in volta diceva sì o no. Adesso siamo in presenza di Privati che operano su territorio pubblico e decidono cosa è meglio per tutti noi». Per il progetto del Lido sulla carta è molto bello. «Ma non si tratta di bello o brutto. Si tratta di riaffermare un ragionamnento di principio: sul mare non si costruisce, nei luoghi che appartengono alla collettività, e soprattutto in quelli più belli, i privati non possono accampare diritti. Perché c'è il Lido, e poi c'è Boccadasse, e ci sono i San Giuliano, e ci sono i San Nazaro e ci sono i Capo Marina. E i bagni Liggia, e i bagni Medusa, e Paolo e Lelle. Cioè, sostiene lei, se passa il principio che uno può anche costruire se in cambio offre qualcosa alla collettività, non sappiamo più come andrà a finire. «No, scusi, lo sappiamo benissimo come andrà a finire, come sta già finendo. E' per questo che ci opponiamo coi denti».
GENOVA - Da Carignano a Corso Italia, l'ira di Spalla: "Sul mare non si costruisce. Punto e basta"
Giovanni Spalla, un architetto e urbanista, si oppone alla variante del progetto del Lido che permetterebbe la costruzione di 24 appartamenti. Egli sostiene che la costruzione sul mare non sia consentita e che i privati non possano accampare diritti in luoghi che appartengono alla collettività. Spalla critica la violazione delle norme sulla valutazione d'impatto ambientale strategica, gli standard urbanistici e la tutela dei beni culturali. Egli sostiene che il progetto del Lido sia un esempio di come i privati possano influenzare la pianificazione urbanistica senza il consenso della collettività.
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