L'idea di una Grande Brera per accrescere e rinvigorire la Pinacoteca nacque negli anni Settanta quando fu acquistato il palazzo Citterio, una nobile dimora storica in via Brera collegata con la Pinacoteca attraverso il retrostante orto botanico, dove avrebbe potuto espandersi lo spazio espositivo. Dopo i primi interventi il programma si ferm fino a quando negli anni Novanta la stretta collaborazione tra ministero per i Beni Culturali e gliAmici di Brera, con il sostegno della Fondazione San Paolo di Torino, diede nuovo impulso al progetto che fu affidato all'architetto inglese James Stirling. Stirling rappresentava uno dei grandi maestri del Novecento e questo suo lavoro, oltre a risolvere le esigenze della Pinacoteca, avrebbe arricchito la città di una grande opera dell'architettura moderna. Per vari motivi, non ultimo la scomparsa del progettista, anche questo progetto si arenò; la rotta pareva cambiare e finalmente prendere la strada giusta nel 2004 quando gli allora ministri Giuliano Urbani e Letizia Moratti decisero di andare avanti modificando il programma, ora denominato Brera in Brera, e dunque trovare nuovi spazi per la Pinacoteca all'interno dello stesso palazzo trasferendo l'Accademia in una nuova sede alla Bovisa, scelta che successivamente fu abbandonata a favore della caserma invia Mascheroni liberata dai militari. Il programma condiviso da tutti gli enti interessati poteva dirsi risolto, almeno nelle sue finalità, e si è dunque iniziato a lavorare elaborando il progetto preliminare e successivamente, dopo l'espletamento della necessaria gara, affidando il progetto definitivo all'architetto Mario Bellini. Come si può intuire da questa sintetica ricostruzione degli avvenimenti, durati ben 35 anni, non c'è mai stata una continuità di intenti e dunque il naturale avvicendamento di soprintendenti, ministri, sindaci, hanno fatto si che il programma si modificasse con il risultato di una sostanziale inerzia; se sta veramente a cuore il bene di Brera, Pinacoteca ma anche Accademia, è necessario che una volta tracciato il percorso si lavori tutti nella stessa direzione per non ripetere gli errori del passato. Proprio recentemente l'onorevole Nando Dalla Chiesa, commentando l'ennesima polemica sul cambiamento di sede dell'Accademia stigmatizzava il fatto che l'avvicendamento alla direzione non poteva rimettere in discussione quanto già deciso e avviato dimenticando che anche lui, una volta divenuto sottosegretario del ministero della Università, aveva modificato il programma tracciato precedentemente. Le condizioni dell'Accademia sono state più volte denunciate dal presidente e dal direttore; le cause di tale stato critico sono molteplici (mancanza di spazi, aumento del numero degli studenti, locali degradati, scarsità di investimenti per le manutenzioni e gli adeguamenti funzionali) e il trasferimento potrebbe essere occasione per creare finalmente una sede appropriata soprattutto per il bene degli studenti che hanno diritto a spazi sufficienti, sicurezza, e condizioni igieniche adeguate, lasciando da parte gli interessi o le impuntature ideologiche di qualche professore. So bene, ed è stato più volte detto, che la prima istituzione ad occupare il Palazzo Brera è stata proprio l'Accademia che ora si vedrebbe sfrattata, ma al di là delle pur comprensibili nostalgie credo che la priorità dovrebbe essere quella di offrire un servizio adeguato agli studenti; la tradizione verrebbe salvaguardata assicurando all'Accademia spazi di rappresentanza nel palazzo che comunque non è più idoneo ad ospitare quelli per la didattica. La Pinacoteca potrà così mostrare i suoi capolavori, oggi oppressi dalla carenza di spazio, esporre le opere nascoste e la ricca fototeca, incrementare i servizi della didattica, dell'accoglienza e del ristoro, organizzare mostre temporanee, potenziare il laboratorio di restauro, tutti servizi indispensabili per un moderno museo appropriato ad una grande città. Quest'anno si celebra il bicentenario della istituzione della Pinacoteca voluta da Napoleone e inaugurata proprio quel 15 agosto 1809 suo quarantesimo compleanno; sarebbe auspicabile che ognuno, abbandonando gli schieramenti di parte, ritrovasse quello spirito di servizio per la collettività che porterebbe un vantaggio alle due istituzioni. Se non si coglierà questa opportunità, fra qualche anno ci ritroveremo ancora con una Pinacoteca dimessa, con un'Accademia compressa e costretta a vivere in luoghi fatiscenti e malsicuri: chi avrà vinto non lo sapremo ma sono certo che avrà perso la città di Milano.
MILANO - Trasloco necessario per evitare il declino
Negli anni Settanta, l'idea di una Grande Brera nacque per accrescere e rinvigorire la Pinacoteca. Il progetto fu affidato all'architetto James Stirling, ma si arenò a causa della sua scomparsa. Nel 2004, gli ministri Giuliano Urbani e Letizia Moratti decisero di andare avanti con il programma, modificandolo e trasferendo l'Accademia in una nuova sede alla Bovisa. Tuttavia, il programma fu successivamente abbandonato a favore della caserma invia Mascheroni. Nel 2004, il programma fu modificato e il progetto definitivo fu affidato all'architetto Mario Bellini.
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