VENEZIA Ci sono voluti quasi tre anni di lavoro. E ancora il cantiere non è chiuso. Ma da ieri Venezia ha un nuovo spazio aperto a tutti dove godersi la vista del Canal Grande, buttare l'occhio verso Punta della Dogana, che oggi riapre, sentirsi in buona compagnia tra chi pranza sulla terrazza dell'hotel Monaco e chi spilucca su quella dell'hotel Bauer. A poche ore dall'abbuffata dell'esposizione d'arte, la Biennale torna a essere una parte pulsante della città, viva tutto l'anno, non solo qualche mese, con gli spazi di Ca' Giustinian, a due passi da Piazza San Marco, restituiti alla fondazione. Il palazzo, che nel XIX secolo portava il nome di albergo Europa ed era il preferito di Verdi, Chateaubriand, Proust e Gautier, oggi conta cinque piani a disposizione della fondazione guidata da Paolo Baratta, con la bellezza di tre terrazze mozzafiato all'ultimo piano, quelle non aperte al pubblico ma rigorosamente dedicate alla Biennale e ai suoi ospiti. Costo complessivo: 4 milioni e 47mila eur o. Restano da trovare 1.200.000 euro per il restauro della sala delle Colonne, 700 metri quadri sufficienti a ospitare non solo concerti e spettacoli ma anche, a pagamento, convegni, proprio come fino a qualche anno fa, quando la sala ospitava anche riunioni del consiglio comunale e fu in predicato di diventare sede del Casinò. Il famoso salotto buono della città, la sede delle famigerate «attività permanenti» che da anni la Biennale cercava per rinsaldare il legame con i veneziani e trovare finalmente un'identità durevole al di là dei festival e delle esposizioni, ha la forma del piano terra del palazzo, dove da ieri sarà possibile visitare mostre (si parte con «Futuristi in Biennale»), avere un punto Vela dove si possono prenotare biglietti e ottenere informazioni sull'offerta della città e un caffè aperto a tutti gestito da Zanin (a prezzi abbordabili), immaginato e realizzato seguendo il filo rosso dell'immagine del leone e di Venezia. Eloquente il nome: «L'ombra del leone». «Siamo partiti con una mostra 'fatta in casa' - ha spiegato il presidente Baratta - i materiali erano nei nostri 'ripostigli». Questo sarà un luogo dove ci saranno altre mostre simili, di fatto è la prima delle nostre attività permanenti'. E poi c'è il terrazzo, la pedana di legno costruita per collegare le due calli tra il ridotto e il Bauer, con risorse del Comune e della Biennale: «Un 'campiello d'acqua' - ha spiegato Baratta - aperto tutti i giorni tutto il giorno, anche la notte. E' un dono che facciamo alla città. Penso sia questo un modo d'interpretare la funzione pubblica di un'istituzione». Il caffè porta, tra gli altri, la firma di un architetto della luce, Mario Nanni, che ha illuminato anche la piazza di Bilbao e che per l'Ombra del leone ha immaginato un percorso dell'ombra e della luce: un gioco di specchi rimanda a una visione dell'esterno, proiezioni sui muri restituiscono visioni di Venezia, suoni, riflessi sulle sedie. La mostra sul futurismo sarà visibile per tutta la durata dell'esposizione d'arte, dal 7 giugno al 22 novembre, protagonista ancora una volta Filippo Tommaso Marinetti, tra i curatori, oltre a Tiziana Migliore e Paolo Fabbri, Beatrice Buscaroli, una dei due curatori del Padiglione Italia.
VENEZIA - Il caffè, la terrazza, la corte sull'acqua Riapre il salotto artistico della città
Venezia ha riaperto il palazzo Ca' Giustinian, che ospiterà la Biennale per tutto l'anno. Il palazzo, che nel XIX secolo era un albergo preferito di artisti e intellettuali, conta cinque piani a disposizione della fondazione guidata da Paolo Baratta. La mostra 'Futuristi in Biennale' sarà visibile dal 7 giugno al 22 novembre e sarà protagonista di Filippo Tommaso Marinetti. Il palazzo ospiterà anche un caffè aperto a tutti, gestito da Zanin, e un terrazzo con una pedana di legno costruita per collegare le due calli tra il ridotto e il Bauer.
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