Recuperare il senso di appartenenza dei milanesi alla propria città attraverso le forme di quest'ultima, che esse siano già delineate o meno. È questa la sfida lanciata dalla Triennale alla Milano che cambia, alla città «laboratorio» (talvolta inconsapevole) dell'architettura contemporanea. A partire dalla sua stessa struttura, che grazie al «trasloco» della discoteca Old Fashion tornerà ad affacciarsi, di qui a pochi mesi, sulla zona adiacente di parco Sempione e sulla preziosa fontana di De Chirico. lino spazio, quello all'aperto, che permetterà alla Triennale di sviluppare in maniera più articolata l'ingresso di Piazza Alemagna e che offrirà ai visitatori una visione globale dell'imponente edificio. Poi un Museo del design (l'autorizzazione del Ministero è attesa per la fine del mese) e, nell'enorme spazio sotterraneo, una biblioteca e un archivio, per la cui realizzazione la Triennale ha dovuto fare un mutuo ventennale: «Avevamo bisogno di questi spazi - ha spiegato il presidente Davide Rampello - e ci siamo dovuti arrangiare». A testimonianza della «generale indifferenza delle istituzioni» verso il mondo dell'architettura, ma soprattutto di quello delle imprese private e, non ultimi, dei milanesi. Un'altra sfida, quella all'interesse dei cittadini, che prende il nome di «Festa per l'architettura» e che a partire da oggi animerà i saloni della struttura di viale Alemagna con forum, incontri, dibattiti, mostre, insomma tutto quanto possa attirare l'attenzione della «realtà e-sterna», così come la chiamano in Triennale. «L'idea di festa vuole riproporre la logica del gioco - ha spiegato Luca Molinari, responsabile dell'iniziativa - e richiede la formazione di una dimensione sociale». Che è anche condivisione, partecipazione, interesse.