«Basta con la logica-slogan: chi paga può fare ciò che vuole. Sopra San Simeon non può esserci un'insegna come ci sarebbe in una stazione o in uno stadio: il contesto non lo permette». Diciamolo pure, quando si tratta d'arte e di città d'arte come Venezia, il critico Vittorio Sgarbi non sbaglia un colpo. Il sindaco della cittadina siciliana Salemi, dalle pagine della sua rubrica del settimanale «Oggi», questa settimana ha deciso di intervenire, sulla vicenda delle insegne pubblicitarie che compaiono da qualche tempo sulle facciate dei palazzi e pure delle chiese veneziane (nella foto la pubblicità a San Simeon). «Roma insegna - dice Sgarbi -, Venezia impara». La capitale ha fatto da apripista. «Troppe le mega insegne e troppo invadenti. Fra piazza San Marco e Palazzo Ducale sono così frequenti - confessa Sgarbi - da far sospettare, come per certi luoghi di Roma, che i restauri siano diventati un pretesto per la pubblicità». Ed ecco la frizione tra la Curia che giudica indecenti le gambe scosciate sulla chiesa di San Simeon e la Soprintendenza che mette davanti la necessità di finanziare i restauri. Esigenze che si comprendono facilmente secondo il critico. «L'indecenza non sta nel soggetto dell'insegna, ma nella sua eccessiva invasività». La soluzione? Sgarbi ce l'ha. «Si stabilisca una volta per tutte che un'insegna esposta per oltre una settimana non può più ritenersi provvisoria e debba sottostare alle limitazioni cui sono sottoposte le insegne ordinarie, a partire dalle dimensioni. Si faccia in modo che le loro immagini rispettino determinati requisiti di compatibilità con il monumento coperto, non di suo annullamento».