Gli atti di maleducazione e di vero e proprio vandalismo appartengono purtroppo alla storia dell'uomo e fin dall'antichità si è cercato di proteggere i beni artistici con provvedimenti che prevedevano sanzioni severissime; nel 1721, a causa di ripetuti atti vandalici cui era soggetto il Duomo di Como, l'Imperatore Carlo VI d'Asburgo, Duca di Milano, emanò un particolare editto: «Il temerario ardire di certi Giovinastri quali non bastandogli di avere la Città tutta per isfogar le loro impertinenze si adunano attorno alla detta Cattedrale prendendosi questi a giuoco di rovinare ora un ornamento, ed or un altro con danno inesplicabile(...). In virtù del quale prohibisce a qualsivoglia persona di qualsiasi stato, età, e condizione, che non ardischi per l'avvenire apportare alcuno benché minimo danno con sassi o altri stromenti alle statue, e altri ornamenti della detta Cattedrale, sotto pena di scudi cento per ogni volta a chi contravverrà, ed in caso di impotenza sotto pena di carcerazione ». Ingenuamente si poteva pensare che con il progresso, il miglioramento del benessere e dell'istruzione anche l'animo umano si elevasse, ma purtroppo, dopo tanti secoli, ancora ci troviamo a combattere contro questo triste fenomeno ed evidentemente le misure repressive o le sanzioni esemplari non sembrano avere efficacia. È certo che una male interpretata tolleranza di certi fatti, mi riferisco al triste fenomeno dei graffiti che non sempre è stato stigmatizzato con la dovuta severità da parte di istituzioni e media, attenua nell'autore la percezione di commettere una violazione e un illecito. Da sempre uno dei luoghi maggiormente presi di mira dai vandali è il sagrato di San Lorenzo che si voleva recintare per proteggerlo da scritte, bivacchi, rifiuti e peggio, anche se a tale ipotesi molti si oppongono per non turbare il rapporto del monumento con l'intorno. Affermare che è preferibile conservare un'opera nella sua condizione originale è un'argomentazione di imbarazzante evidenza, ma con altrettanto senso pratico, evitando sterili affermazioni di principio, la Soprintendenza è stata a volte favorevole a tale ipotesi: il monumento dev'essere rispettato non solo nella sua fisicità ma anche nella sua dignità, considerando i valori morali che rappresenta. Quella di «ingabbiare» un monumento è una soluzione estrema, forse anche una dichiarazione di sconfitta, ma almeno spero che per il futuro ci vengano risparmiate alcune affermazioni fatte, anche da autorevoli personalità, e cioè che i muri imbrattati sono comprensibili segni del disagio giovanile e una forma di espressione artistica. Alberto Artioli Soprintendente