Quando oggi a mezzogiorno prenderà definitivamente corpo (anche se solo per la stampa, mentre il pubblico normale dovrà aspettare fino a sabato) il suo progetto per Punta della Dogana, Tadao Ando (Osaka 1941) avrà sicuramente nella mente Naoshima, una piccola isola di pescatori nel mar del Giappone (prefettura di Kagawa). Perché in entrambi i casi, sia pure a migliaia di chilometri di distanza, l'architetto giapponese del Modern Museum of Art di Forth Worth e del Teatro Armani di Milano (Pritzker autodidatta che può contare su un passato di camionista e pugile) ha giocato con l'arte contemporanea e con la collezione di un ricco mecenate (François Pinault in Laguna; Soichiro Fukutake nel Mare Interno). Da una parte, i Chapman Brothers e Sigmar Polke; dall'altra, James Turrell e Walter De Maria. Le differenze comunque restano: «Quello per Punta della Dogana dice Ando dal suo studio di Osaka è un progetto di rinnovamento e di restauro, un vero e proprio esempio di riconversione di un importante palazzo del XVII secolo (opera di Giuseppe Benoni) in un museo d'arte contemporanea, nuovo e pressoché unico. A Naoshima siamo invece intervenuti con nuove strutture e sul tessuto urbano, quello delle vecchie case dei pescatori. In entrambi i casi, però, è stata sempre l'arte a riportare questi spazi alla vita». Il «Cubo» in cemento pensato da Ando (profeta del «regionalismo critico», un «profeta » di poche parole che usa solo il fax e non l'email) per Punta della Dogana è così diventato il simbolo di un'operazione di restauro che si vuole proporre come «conservativa e rispettosa dell'impianto architettonico». E che non dimentica il contorno, Venezia appunto: «Spero che Punta della Dogana possa diventare un nuovo polo culturale e turistico, ma è essenziale che sia capace di stimolare il 'cuore pulsante' della città. Vorrei, cioè, che non rimanesse un episodio isolato. Questo mio progetto potrà dirsi riuscito solo se si stabilirà un rapporto tra la 'nuova' Punta della Dogana e i cittadini di Venezia. D'altra parte la mia architettura ha trovato la sua ispirazione più grande proprio nell'acqua e nella luce della città». Di musei Ando se ne intende (dal Children Museum di Himeji del 1989 alla Pulitzer Foundation of Art di Saint Louis del 2001), per questo ama molto giocare tra arte e architettura: «I curatori preferiscono sempre avere a che fare con un cubo bianco per le proprie mostre. Ma io, personalmente, credo che gli edifici storici siano altrettanto interessanti: perché proprio questi spazi importanti, con le loro suggestioni e la loro memoria, possono offrire un'enorme quantità di stimoli per curatori, mostre e collezioni permanenti ». Anche in questi tempi di crisi? «Purtroppo le nuove architetture vengono ormai viste solo come grandi opportunità economiche. L'architettura, invece, non dovrebbe soltanto servire a guadagnare, perché si tratta di un elemento della nostra cultura più profonda. Per questo la crisi non tocca progetti come il mio, dove più che al guadagno si è cercato di arrivare al cuore dell'uomo».
VENEZIA - Tadao Ando: il mio museo parla al cuore
Tadao Ando ha presentato il suo progetto per il Museo di Punta della Dogana a Venezia. Il progetto, che prevede la ristrutturazione e il restauro del palazzo del XVII secolo, è stato pensato per essere un esempio di riconversione di un importante palazzo in un museo d'arte contemporanea. Ando ha affermato che il progetto è un esempio di conservazione e rispetto dell'impianto architettonico, e che vuole stimolare il "cuore pulsante" della città. Il progetto è stato pensato per essere un polo culturale e turistico, e Ando ha sottolineato l'importanza di stabilire un rapporto tra la nuova Punta della Dogana e i cittadini di Venezia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo