Villette mono e bifamiliari più grandi del 20 per cento, fino a un massimo di 300 metri cubi per ogni unità immobiliare e complessivamente fino a 1000 metri cubi. Palazzi residenziali demoliti e ricostruiti con un incremento del volume del 30 per cento, «anche in deroga ai regolamenti edilizi vigenti». Fuori dai centri storici, a patto che vi sia «una diminuzione certificata del fabbisogno annua per il riscaldamento delledificio». Oppure anche allinterno, se gli edifici esistenti «non sono coerenti con le caratteristiche storiche, architettoniche e paesaggistiche della zona». Più alti addirittura del 35 per cento, se il progetto prevede un incremento del verde «non inferiore al 25 per cento del lotto interessato». In cambio, i costruttori potranno godere di uno sconto del 30 per cento sugli oneri di urbanizzazione, che potrà salire fino al 50 se gli immobili saranno destinati a «edilizia residenziale pubblica in locazione». Questo, in estrema sintesi, il testo del nuovo piano casa del Pirellone che oggi dovrebbe essere varato dalla giunta di Roberto Formigoni, dopo lo stop della scorsa settimana provocato dalle divisioni sorte allinterno della maggioranza di centrodestra. Un piano decisamente più spinto di quello del governo Berlusconi, che dopo il terremoto in Abruzzo è stato costretto a rivedere il suo progetto. Inserendo, ad esempio, alcune restrizioni come lintroduzione della certificazione del rispetto delle normative antisismiche come condizione indispensabile per approvare qualsiasi richiesta di ampliamento, demolizione o ricostruzione. In Lombardia, invece, per realizzare gli interventi basterà presentare la denuncia di inizio attività o la richiesta di permesso di costruire entro diciotto mesi dal 16 settembre di questanno. Inoltre, tutti gli interventi «potranno essere realizzati anche in deroga ai piani territoriali dei parchi regionali, esclusi quelli naturali, e in assenza di un piano urbanistico attuativo, sia previsto, vigente o eventualmente già adottato, salvo che sullarea ci sia un vincolo di inedificabilità o ledificio sia considerato di particolare rilievo storico», così come recita il primo comma dellarticolo 5 della bozza della legge regionale «Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio e urbanistico della Lombardia», fortemente voluta dallassessore regionale allUrbanistica leghista Davide Boni, oggi allesame della giunta del Pirellone. E proprio questo passaggio delle disposizioni generali per lattuazione della legge sembra sia stato allorigine anche di alcune frizioni tra lassessore e il gruppo del Carroccio in consiglio regionale. Il piano casa lombardo riguarderà tutti gli edifici ultimati al 31 marzo del 2005 e esistenti prima del 13 giugno 1980 nel caso di aree destinate allagricoltura. Entro il 15 settembre i comuni potranno comunque individuare allinterno del proprio territorio alcune aree che saranno escluse dalle nuove norme. Lo spirito della legge è riassunto dallarticolo 1 che prende spunto dallintesa raggiunta dalla Conferenza unificata tra Regioni e Comuni lo scorso primo aprile. Ovvero: «la promozione di unazione straordinaria dei soggetti pubblici e privati per conseguire la massima valorizzazione e utilizzazione del patrimonio edilizio ed urbanistico presente nel territorio lombardo, attraverso la tempestiva e urgente riqualificazione dello stesso nel rispetto dei suoi caratteri identitari, e contestualmente contribuendo al rilancio del comparto economico interessato». Proprio questo passaggio sembra preoccupare non solo lopposizione di centrosinistra, ma anche settori della maggioranza e in particolare della Lega, preoccupati dopo che lassessore Boni ha recentemente definito lobiettivo del regolamento della sua legge urbanistica, destinato ai Comuni in attesa dellapprovazione del nuovi piani regolatori, «un impulso per la ripresa del settore delledilizia».