Dispiace a tutti vedere la parete candida del museo dell'Ara Pacis, sul lungotevere, imbrattata da secchiate di vernice. Anche al sindaco Alemanno, che tempo fa voleva perfino «buttar giù» l'edificio del progettista americano Richard Meier. Ci dispiace perché in una importante architettura urbana, che piaccia o meno, alla fine riconosciamo un pezzetto del nostro mondo, della nostra vita quotidiana. Ci passiamo davanti, ne sentiamo parlare, la accettiamo o la respingiamo. Fa parte del palcoscenico in cui recitiamo la nostra parte. Ci sentiamo offesi, oggi, dall'offesa all'opera architettonica tanto più perché per compiere questo gesto sono stati usati i colori della bandiera: un furto di valori profondi e riservati che aggrava la posizione del teppista. L'altro giorno Renzo Piano, nel ricevere a Milano il premio Inarch alla carriera, rivelava che per anni ha nascosto la sua identità girando per Parigi: il «suo» rivoluzionario Beaubourg era contestatissimo e lui preferiva non farsi riconoscere. «Ormai da chissà quanto mi fermano per la strada, mi amano: l'architettura ha bisogno di tempo per farsi accettare ». Vedremo se l'Ara Pacis di Meier sarà amata dai romani. Per ora fa semplicemente parte del nostro panorama quotidiano. Ci appartiene, è di tutti noi e per questo è un edificio da rispettare. Come i graffitari e altri disperati che per uscire dall'isolamento compiono gesti da consumo mediatico, anche chi ha sporcato il museo testimonia le difficoltà della relazione umana, dello scambio, dell'ascolto delle parole a cui si fa sempre meno ricorso in favore di provocazioni, urli, atti forti. Si vede nella campagna elettorale, ma ormai sembra un diffuso modo di esprimersi. Non bisogna accettare questa deriva ricorrendo a sociologismi da strapazzo, che giustificano tutto. Cercare di capire come e perché nasce un problema non esclude che si agisca innanzitutto per impedirne le conseguenze negative per la comunità. A proposito: con tutte le telecamere che ci spiano, non ce n'è una a difesa di un edificio costato caro e che contiene un tesoro? Fuori il colpevole.
ARCHITETTURA NOSTRO SPECCHIO QUOTIDIANO
Il museo dell'Ara Pacis a Roma è stato imbrattato con secchiate di vernice. La vicenda ha suscitato disappunto tra gli addetti ai musei e il pubblico. L'autore dell'atto è stato identificato come un individuo che ha usato i colori della bandiera italiana. L'edificio è stato progettato dall'architetto americano Richard Meier e è considerato un importante pezzo dell'architettura urbana di Roma. La vicenda ha sollevato discussioni sulla mancanza di sicurezza e di difesa per i beni culturali. Alcuni hanno sollevato l'ipotesi che l'atto di vandalismo possa essere un segno di difficoltà nella relazione umana e dello scambio.
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