«Ci sono gladiatori ad accogliere i bambini negli stand. Gli stessi uomini mascherati che pascolano attorno al Colosseo per farsi fotografare coi turisti a prezzo variabile». Così Arianna Di Genova, che vive da quelle parti, racconta di una serata a «Scuola in Festa» in piazza Vittorio. In quello stesso luogo, cuore della Roma multietnica, fino all'anno scorso si teneva la festa Intermundia «con musicisti africani, fachiri del Rajastan, danzatori del Perù». «Oggi invece i progetti culturali si chiamano Fratelli d'Italia e la parola Roma risuona ovunque minacciosa». E' «la svolta culturale made in Alemanno», commenta Arianna. «Di che vi meravigliate? - la appoggia Clementina - All'Esquilino (il quartiere di piazza Vittorio, ndr) sui muri ci sono scritte che recitano 'la ricreazione è finita', firmate con svastiche». Anche Livia Castelli ha fatto un salto alla festa, e ci invita a non esagerare: «Non ho notato debordanti presenze di Roma Victrix come quelle segnalate. Trovo il tono di questo articolo un po' eccessivo, come se fossimo catapultati in un nuovo Foro Italico. Io ho avuto semmai l'impressione di una cosa molto casereccia». Casereccia? Scrive Franco che il giorno dell'inaugurazione l'assessore Marsilio ha parlato di Roma antica come di un «modello esemplare di integrazione». Tesi suggestiva, a patto di esser sostenuta a bassa voce, e con leggerezza. «Nel nostro quartiere - continua Franco - non ci sono più toghe e bighe. I traci si chiamano rumeni, i cartaginesi arabi». E invece, scrive Jonny, «la destra romana è cresciuta guardando 'Il gladiatore' se va bene, e sul localismo questo sindaco sta giocando le sue carte. Con questo immaginario imperiale la destra ha conquistato Roma». Non vorremmo sparare sul «Gladiatore», di cui comunque va ricordata l'ossessiva presenza nell'immaginario romanista (in senso calcistico) degli ultimi anni. Ma comunque: «Ieri sera - ci scrive Aldo Petrella - ho visto la finale di Champions League, assistendo all'anteprima della partita. Ho subito collegato lo spettacolo e le relative coreografie ad una rinascita delle celebrazioni a tutto campo dei fasti della Roma Imperiale, in qualche modo collegata all'attuale amministrazione capitolina». Aggiungiamo noi che agli inglesi e ai tifosi l'uso del Colosseo come simbolo calcistico nei giorni della finale di Champions League è piaciuto parecchio. Il problema è i tifosi vanno e vengono, noi restiamo qui. E dal neopeplum alla paccottiglia di altro genere il passo è breve purtroppo: «Lo saprà Alemanno - denuncia secco Simone - che i venditori ambulanti (extracomunitari per lo più) presenti in via del Corso hanno tra le varie cianfrusaglie che vendono anche i manifesti, i busti, e tutta una serie di ninnoli raffiguranti Mussolini, così in libera vendita sul marciapiede?». Circostanza paradossale, oltreché triste. Simone: «Cosa ci si può aspettare da un sindaco che gira con la celtica al collo?». A proposito di calcio. La lettera aperta di Gabriele Polo all'allenatore del Milan Ancelotti, ufficiosamente dimissionato da Berlusconi, suscita inquietudine. «Smettetela di parlare sempre di lui», ci intima Antonio. «L'antiberlusconismo veicola comunque un virus mediatico», insiste Renato. Nicola non è d'accordo: «Dà fastidio, ma non possiamo esimerci dal farlo. Il momento è propizio per una vera delegittimazione del suo ruolo». «Io quasi titolerei Va in mona!», conclude Danilo. «Unico guaio, - ce lo ricorda Gianna - a lui questa cosa piacerebbe parecchio».
ROMA. I gladiatori romani e i busti da marciapede
A Roma, la festa Scuola in Festa si è svolta in piazza Vittorio, ma con un tono diverso rispetto all'anno scorso. I progetti culturali si chiamano Fratelli d'Italia e la parola Roma risuona ovunque minacciosa. Sono stati presenti scritte con svastiche e i venditori ambulanti, in parte extracomunitari, vendono manifesti e ninnoli raffiguranti Mussolini. Alcuni hanno notato un tono eccessivo e una tendenza a celebrare la Roma antica come modello di integrazione. Altri hanno visto una rinascita delle celebrazioni a tutto campo dei fasti della Roma Imperiale. Il problema è che i tifosi del calcio vanno e vengono, mentre noi restiamo qui.
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