«Mi hanno ridotto con i cerotti sul cuore». Gerardo Marotta somatizza le pene provate all'idea di veder morire per mancanza di finanziamenti la sua creatura, quell'Istituto italiano per gli Studi filosofici ospitato nel palazzo arroccato sulla salita di Monte di Dio a cui ha dato tutto se stesso. Presto l'appassionato fondatore dell'Istituto, che da sempre vive e agisce come una reincarnazione dello spirito giacobino messo sotto assedio dal lazzaronismo, entrerà in ospedale per indagare sul proprio cuore malandato e sulle conseguenze di tre recenti angine. Non prima, però, di aver dato battaglia, come suo solito: per oggi ha organizzato un corteo che da piazza del Plebiscito porterà a palazzo Serra di Cassano un centinaio di studenti firmatari del Manifesto per la libertà e l'autonomia della cultura poi commentato, alle 17, da Luigi De Rosa, Gilberto Marselli, Vincenzo Zappia, Aldo De Chiara. Intanto diventa chilometrico l'elenco di studiosi e intellettuali che, a Napoli e da vari Paesi d'Europa, fanno arrivare all'Istituto la propria solidarietà e ne paventano l'ipotetica scomparsa come una jattura senza precedenti per la cultura mondiale. Ieri sera, poi, con intento particolarmente polemico, Marotta ha stilato l'atto costitutivo di una «Società di studi politici» ispirata a quella fondata da Benedetto Croce nel 1924 e abolita dal fascismo poco più di un anno dopo. È il suo modo di dar battaglia. Perché Gerardo Marotta è deluso, delusissimo dai politici e dagli amministratori campani. Li accusa di essere responsabili dell'accordo stilato con il Ministero dell'Economia che ha privato l'Istituto della possibilità di ricevere i finanziamenti direttamente da parte ministeriale, istituendo il passaggio di fondi dal Ministero all'assessorato alla Ricerca scientifica della Regione. «Si era anche progettato di metterci sotto controllo politico», tuona Marotta «con un comitato tecnico che avrebbe supervisionato le nostre attività. Non sono mai stati ai nostri seminari, ignorano che noi abbiamo, nel nostro direttivo, fior di premi Nobel». Per sbloccare l'interruzione delle sovvenzioni, ricevute fino al 2001 su interessamento del presidente Ciampi, Marotta ha trascorso a Roma molti giorni in incontri ministeriali, fin quando l'angina lo ha bloccato. «Ma non demordo: per trent'anni ho dilapidato un patrimonio di famiglia, ridotto le mie figlie nei dominii della povertà per sostenere lo studio e l'insegnamento della filosofia. E ora parlano di sostituire il comitato tecnico con un non meglio precisato comitato "di contatto..." Marotta si dice da tempo certo che si trami per distruggere l'Istituto, e adesso è sicurissimo che qualcuno cerchi di impossessarsene, per subentrare a lui e distruggere il suo lavoro. Ritiene che le posizioni da lui prese di recente sull'America's cup e contro la variante al Piano regolatore sui Quartieri Spagnoli lo abbiano reso inviso ai politici e agli amministratori locali. Rintuzza gli argomenti di chi lo accusa di spender troppo facendo notare che all'Istituto italiano di Tecnologia di Genova voluto da Tremonti vanno 200 miliardi all'anno. Alterna, nel discorso, notazioni amare sul presente e proiezioni sul futuro in cui gli sembra di rivedere minacciose figure del passato che più di tutti ama evocare a mo' di monito, quello della rivoluzione partenopea del 1799 stroncata dalla vittoria di sanfedisti e lazzaroni. E chissà se possono bastare a tranquillizzarlo le parole dell'assessore alla Cultura della Regione Teresa Armato: «Siamo lontanissimi da ogni idea di controllo dell'Istituto», dice Armato «e impegnati con tutte le energie a farlo sopravvivere. C'era il problema di rendere fattibile l'accordo programmatico tra Ministero dell'Economia e assessorato alla Ricerca scientifica per ottenere 20 milioni di euro, di cui 8 da destinare all'Istituto e 12 all'Idis. Il protocollo d'intesa con l'Idis è già sottoscritto, la bozza messa a punto per l'Istituto su proposta di Fabrizio Barca per conto del Ministero è allo studio. Ma parliamone senza enfatizzare i toni. Se non è gradito il comitato di contatto, se ci sono altri problemi, ci si potrà ripensare».
Il fondatore dell'Istituto per gli Studi filosofici lancia oggi un manifesto e accusa i politici locali
Gerardo Marotta, fondatore dell'Istituto italiano per gli studi filosofici, è stato ricoverato in ospedale per problemi al cuore. L'Istituto, che ha ricevuto finanziamenti direttamente dal Ministero dell'Economia fino al 2001, è stato privato di questi finanziamenti e ora riceve fondi attraverso l'assessorato alla Ricerca scientifica della Regione. Marotta accusa i politici e gli amministratori locali di averlo privato di questi finanziamenti e di averlo messo sotto controllo politico. Ha anche organizzato un corteo per protestare contro questa decisione. L'Istituto ha ricevuto solidarietà da studiosi e intellettuali di tutto il mondo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo