I terremotati: ridateci il centro storico LAquila, corteo e proteste. "Crociere? No grazie, vogliamo le nostre case" Slogan e striscioni Applausi solo per i pompieri Ancora scosse nella zona LAQUILA - Il coro è da curva sud. «Solo i pompieri rispettiamo solo i pompieri». Per la prima volta, mille cittadini terremotati fanno sentire la loro voce. «Non siamo sfollati, ma deportati». Sono donne e uomini, bambini e anziani che sono stanchi di decisioni che vengono prese sempre da altri. «Vogliamo entrare: centro subito, centro subito». Premono contro un piccolo cordone di poliziotti e forestali messi a guardia della "zona rossa", che è poi lintero centro storico dellAquila. Non sono no global ma avvocati, notai, commercianti, architetti, operai, pensionati, insegnanti, tutti residenti nel centro proibito. Hanno dato vita allassociazione "LAquila, un centro storico da salvare" e in questo sabato luminoso - nella notte altra neve è caduta sul Gran Sasso - vogliono semplicemente raccontare a tutti che senza salvarne il "cuore", tutta lAquila non avrà un futuro. «Non siamo sfollati - dice Eugenio Carlomagno, direttore dellaccademia di belle arti - ma deportati. Ci hanno mandato via dal centro e non possiamo nemmeno vedere le nostre abitazioni. Qui si continua a parlare di nuove case da costruire ma in questi due mesi in centro ci sono stati altri crolli, altre lesioni e nelle case private non è stato messo nemmeno un puntello. Fintecna, lazienda ministeriale, è pronta comprare i beni di chi non vuole o non può ricostruire. Per darli a chi?». Ci sono striscioni e cartelli, in questa prima manifestazione di persone che vogliono decidere il loro destino. «Terremoto: promesse, menzogne, televisioniniente soldi per le ricostruzioni». Un pompiere («fuori servizio») annuncia: «Sono un vigile del fuocorischio tanto e costo poco». Vicino a lui tre bambini, Dimitri, Francesca e Laura, seri seri reggono un piccolo lenzuolo. «In crociera noi non ci andiamoperché casa e scuola più non abbiamo». Qualche spintone e un po di tensione, quando il corteo vede che laccesso al centro è sbarrato. Il sindaco Massimo Cialente e la presidente della Provincia Stefania Pezzopane fanno i mediatori. «Stanotte ci sono state altre sette scosse, una di magnitudo 3,5. Sono cadute altre pietre. Possiamo entrare, ma in fila indiana, e solo per un piccolo tratto di strada. Stiamo attenti, abbiamo già avuto troppi lutti». La protesta cresce, si inventano altri slogan. «Puntellare subito, puntellare subito». Si entra in corso Vittorio Emanuele, cento metri in tutto. Si svolta in piazza Regina Margherita e si va nel parco del Castello, lontano dai muri pericolanti. «Piazza Duomo, piazza Duomo», gridano alcuni, ma il centro resta off limit. Molti sono commossi, perché rivedono un pezzo di città vecchia per la prima volta. «Che bello, losteria Ju Boss è ancora in piedi. E ha più di centanni». I giovani del collettivo 3.32 hanno portato il loro striscione «Caccete ji soldi. Forti e gentili scì, fessi no». Venerdì volevano mostrarlo a Berlusconi davanti alla caserma della Finanza, ma sono stati «allontanati dalla zona militare». «La prossima volta - dice Luisa Leopardi, presidente dellassociazione del centro - andremo in piazza Duomo». I discorsi sono gridati in un megafono. «Nel '700 - racconta larchitetto Maria Pia Moretti - lAquila aveva 7.000 abitanti e 2.500 morirono in un terremoto. I superstiti costruirono baracche in piazza del Duomo e da lì organizzarono la ricostruzione della nostra bella città. Noi non possiamo stare qui con le mani in mano. Cosa riusciremo a lasciare a chi verrà dopo di noi?». Il pezzo di Stato che oggi viene applaudito è solo quello dei vigili del fuoco. «Daremo loro - dice il sindaco Cialente - la cittadinanza onoraria. Anche in queste ore stanno rischiando la vita, per riparare il tetto del tribunale». Il primo cittadino cerca di rassicurare. «Non vogliamo un centro storico gruviera, con case ricostruite e altre abbandonate. E non vogliamo una città in mano a Fintecna. Io non farò lamministratore delegato di questa azienda ministeriale». Qualche applauso e un grido. «Dobbiamo venire qui tutti i giorni. Questa è casa nostra».