Una storia cominciata nel 1935, con la nuova stazione Ha sempre avuto vita difficile: quasi venti anni di discussione sui progetti, 24 dalla posa della prima pietra al taglio del nastro, 27 per realizzare l'ala ovest, l'alluvione del 1966 con il suo lascito di restauri ancora in corso, lo stillicidio di tagli del nuovo millennio. Palazzo Vecchio, come non bastasse, ha chiesto perfino di buttare giù le due torri che «ornano » la facciata. Vita difficile, al contrario di quanto accaduto alla «sorella» del Michelucci, neppure il tempo ha stemperato i giudizi negativi e l'ha fatta amare. Sorella, perché la Biblioteca Nazionale centrale, la mattina del 30 ottobre 1935, fu inaugurata assieme alla nuova stazione centrale da Sua Maestà Vittorio Emanuele III anche se oggi nessuno ricorda più la loro nascita comune. Il colossale edificio marrone della Nazionale così la conoscono e la chiamano i fiorentini è vicino alla basilica di Santa Croce solo per caso. La discussione sul progetto iniziò attorno al 1890, quando Firenze era stata travolta dai lavori di «modernizzazione» del centro e il ricordo degli anni da capitale d'Italia era ancora fresco. Nel 1892 il primo progetto riguardava l'area compresa tra via Pellicceria e via Porta Rossa, cinque anni si puntò ancora più in alto, pensando alla zona tra piazza Signoria e l'Arno. Nel 1899 governo e Comune però cambiarono idea e con il nuovo secolo si decide per la zona di un ettaro occupata dalla caserma dei Cavalleggeri, tra Santa Croce, il fiume e Corso Tintori. Il progetto dell'ingener Bovio fu presto travolto dalle critiche e nel 1902 si optò per un bando nazionale. Vinse era già il 1905 il progetto di Cesare Bazzani e altri sei anni se ne andarono tra demolizioni della caserma e avvio dei lavori. Fu la ditta fiorentina dei Pontello a condurre il cantiere e l'8 maggio 1911 il re Vittorio Emanuele III venne in città per la posa della prima pietra. Nel 1914 fu realizzata via Magliabechi, ma la Grande Guerra fermò tutto. Complice il fascismo, i lavori ripartirono e nel 1929 fu completato il primo edificio, laterale rispetto alla facciata principale. Nonostante l'impegno del regime, che aveva un occhio di riguardo per la «Fascistissima Firenze», ancora nel 1933 si discuteva e si litigava sulla costruzione, ma alla fine arrivò l'ottobre 1935. Vittorio Emanuele III arrivò in auto dalla tenuta di San Rossore davanti a un'affollatissima piazza Stazione alle 9.40 in punto. Canti, tricolori agitati, un foltissimo gruppo di autorità militare e civili, i cronisti dei quotidiani, gli architetti del «gruppo toscano» guidati da Giovanni Michelucci che avevano vinto il concorso per la stazione e la banda del 213 Fanteria, accolsero il re. Al centro del salone il cardinale Elia dalla Costa impartì la benedizione al nuovo edificio e poi il sovrano visitò la galleria di testa, le sale di attesa, la palazzina Reale, dove all'esterno ritrovò l'auto ad attenderlo. «Il corteo reale passa attraverso le vie del centro e i lungarni diretto alla nuova Biblioteca scrisse il Corriere della Sera una immensa folla si assiepa dietro i cordoni applaudendo e lanciando grida di evviva. In piazza dell'Unità sono riunite migliaia di operai che improvvisano al Sovrano una dimostrazione. Il Re giunge alla Biblioteca verso le 10.40». In piazza Cavalleggeri lo scenario si ripetè musiche, saluti militari e braccia tese, tricolori e gagliardetti e dopo il discorso del ministro dell'Educazione Nazionale, Cesare Maria De Vecchi, la benedizione del cardinale e un giro nell'edificio, il re partì per tornare a San Rossore. Passata la festa rimasero i problemi. La grande piazza davanti all'edificio non fu realizzata, l'attico previsto fu ridimensionato e si trovò la soluzione delle due torri laterali (Palazzo Vecchio più tardi propose il loro abbattimento). Poi arrivò il 1966 e la furia dell'Arno. Metri di acqua e melma i segni sono ancora visibili su alcuni muri travolsero scaffali e libri. Su 3 milioni di volumi, oltre 1 milione fu alluvionato, comprese parte delle opere dei preziosi fondi antichi Magliabechiano e Palatino (per un totale di circa 70.000 opere a stampa), 30.000 testate di riviste e quotidiani spesso molto rare, l'intera collezione dei manifesti, 20.000 cassette di miscellanee per un totale di 400.000 pezzi e 60.000 volumi moderni. Più di quaranta anni e i restauri non sono finiti, la caccia a nuovi spazi è frenetica, il personale è sempre meno numeroso, i tagli alle risorse incubo quotidiano. E Dante e Galileo guardano la città dalle due torri, forse pensando con un pizzico di invidia alla sorella che tutto il mondo conosce e ama. Sorella, gemella anzi, ma diversa.
Firenze, Biblioteca Nazionale. Il re d'Italia la inaugurò l'alluvione (quasi) la uccise
La stazione centrale di Firenze fu inaugurata il 30 ottobre 1935, con la presenza di Vittorio Emanuele III. Il progetto della stazione ebbe una lunga storia, iniziata nel 1890, con diverse modifiche e cambiamenti nel corso degli anni. La stazione fu costruita con il contributo della ditta fiorentina Pontello e fu completata nel 1929. La inaugurazione fu seguita da una grande festa, con musiche, saluti militari e braccia tese. Tuttavia, la stazione ebbe problemi, come la non realizzazione della grande piazza davanti all'edificio e la riduzione dell'attico. Nel 1966, la stazione fu colpita dall'alluvione dell'Arno, che danneggiò scaffali e libri.
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