Il dopo-sisma. Ancora una scossa e nuovi crolli. Gli esperti: «Esaminata la metà dei palazzi antichi, la situazione è grave» Il sindaco: troppo rischioso entrare. I terremotati contro il premier: vogliamo case, non crociere L'AQUILA Luigia ha urlato in faccia ai poliziotti: «Berlusconi o Franceschini li facevate entrare, ma questa città è nostra», poi ha scatenato la prima carica contro il cordone degli uomini in divisa. Luigia, una mingherlina di 65 anni con un caschetto giallo sul quale ha scritto «via Rosso Guelfaglione», l'indirizzo di casa sua. Che ora è nel cuore della città proibita. Il centro storico dell'Aquila, lontano dalle telecamere e dagli occhi di chi gli vuole bene, sta cadendo a pezzi. Ieri all'alba è crollato un altro po', dopo una scossa di 3.5 gradi Richter. Poi i cittadini, poco meno di mille, hanno fatto a spintoni con la polizia per entrarci. Volevano vedere, camminare di nuovo in corso Vittorio Emanuele. Volevano riprendersi la città e arrivare fino a piazza del Duomo, ma il sindaco Massimo Cialente li ha fermati: «Voi siete pazzi? È troppo pericoloso». Lo hanno fischiato ma alla fine gli hanno dato retta. La manifestazione comunque l'hanno fatta lo stesso, in fila per due lungo un percorso alternativo, camminando fra le case semidistrutte nel tratto di strada segnato da un curioso servizio d'ordine: operai Fiom di Pomigliano e Padova che stanno facendo in bicicletta un giro d'Italia chiamato «Lavoro in marcia» e ieri sono passati di qui. Gli aquilani urlavano slogan mai sentiti in nessun corteo prima d'ora. Uno era «Puntellare subito », l'altro «Rispettiamo solo i pompieri». All'Aquila, quando due amici si incontrano dopo qualche tempo, si salutano dicendo «Ben rivisto». Ieri dopo il corteo si abbracciavano e baciavano persone che non si sono più incrociate dalla scossa del 6 aprile. E la piazza è tornata il luogo dove chiacchierare, scambiare idee. «La comunicazione garantisce democrazia», dicevano i cittadini. «Sindaco, la città è militarizzata si è lamentato Marco Alloggia . Io non posso andare a mangiare con gli amici perché loro sono in un'altra tendopoli e a me lì non mi fanno entrare». In tanti si sono sfogati, perché non è vita quella dei campi per sfollati. E perché temono per la loro città. Al megafono si sono dati il cambio architetti, avvocati, attivisti del collettivo 3 e 32. «Vogliamo case non crociere», dice Luisa Leopardi, che ha organizzato il corteo. Poi parla il sindaco Cialente: «Servono i soldi per rifare il centro. Qui ci sono danni per 3 miliardi. Nel decreto ci stanno 69 milioni ». Una donna ascoltando si è messa a piangere. Livia Turco, che quasi in incognito in queste settimane è stata varie volte all'Aquila, le ha spiegato: «I soldi sono sempre una volontà politica». Per ricostruire davvero la città vecchia ce ne vorranno molti. «Siamo a metà dei sopralluoghi sugli edifici vincolati dalla soprintendenza nell'area del sisma spiega il commissario straordinario Luciano Marchetti, che nell'emergenza si occupa di Beni culturali . Su 1.900 ne abbiamo visti un migliaio e la situazione è grave: anche solo le verifiche sono complicate, in particolare all'Aquila dove i puntellamenti li facciamo con le squadre dei Vigili del fuoco perché è difficile far entrare imprese specializzate. Non basta pensare solo agli edifici di grande rilievo, perché una città è fatta di un tessuto complesso che va salvaguardato tutto». Il fatto è che centinaia di palazzi storici appartengono a privati, e restaurarli è troppo oneroso. «Alcuni sono condomini, altri sono di non residenti dice Vincenzo Rivera, consigliere comunale . Allo snodo dei due corsi principali due edifici su quattro sono privati: palazzo Ciolina e palazzo Fibbioni, che ha soffitti lignei del '500 ed essendo di un ente morale nel decreto non ha trovato posto. Ma è pensabile ricostruire a metà?». Cialente ha tuonato: «Non vogliamo un centro storico a groviera». Poi ha annunciato che darà la cittadinanza onoraria ai Vigili del fuoco d'Italia, che da giorni sono in agitazione e minacciano lo sciopero perché nel decreto non ci sono i soldi e le assunzioni promesse. «Noi siamo la prova vivente di quanto sono importanti» urlava il sindaco. «Sono un vigile del fuoco, rischio tanto e costo poco » diceva il cartello di un pompiere. A giugno gli aquilani manifesteranno a Roma. Se lo facessero anche i vigili del fuoco sarebbe clamoroso.
L'AQUILA forza il blocco: Ridateci il centro storico
Il sindaco Massimo Cialente ha fermato la manifestazione di cittadini che volevano entrare nel centro storico dell'Aquila per vedere i danni del sisma. I manifestanti, che erano stati fermati dalla polizia, hanno poi continuato a manifestare in un percorso alternativo. Il sindaco ha affermato che la città è militarizzata e che non è possibile entrare nel centro storico. I cittadini hanno chiesto case, non crociere, e hanno richiesto di essere ascoltati. Il sindaco ha risposto che servono i soldi per rifare il centro, ma che non ci sono i fondi per farlo. I cittadini hanno espresso la loro frustrazione e hanno minacciato di sciopero.
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