Le onde stanno erodendo la base della cinta muraria aragonese che resistette ai turchi nel '400. E la vegetazione spacca i blocchi. L'erosione di un costone di tufo minaccia anche una chiesa, che potrebbe rovinare sulla spiaggia portandosi dietro un po' di case. Il sindaco: «Al primo segnale di pericolo-crolli, chiuderò tutto». E intanto aspetta dalla regione Puglia l'ok per la messa in sicurezza OTRANTO Ai naviganti che si addentrano nella baia di Otranto l'impatto visivo dei suoi bastioni è stupefacente. Un muraglione di epoca aragonese lungo 200 metri e alto quanto il ponte di volo di una portaerei si staglia dinanzi, frangendo i baffi di spuma delle prue i cui scafi penetrano veloci prima dell'attracco. Un muraglione simile, piantato nelle acque del porto, se lo trovarono al cospetto le feluche dei turchi, i quali lo valicarono e devastarono, nell'assedio della città, sul finire del quattrocento. È chiamato bastione dei Pelasgi, dal nome di un popolo leggendario, e su di esso si eleva il centro storico di Otranto che con la sua millenaria cattedrale custode di un fantastico pavimento musivo alimenta miti e fascinazioni. Oggi è in grave pericolo: vistose crepe che lo fendono fanno temere smottamenti e crolli. La falesia tra le onde La falesia sottostante alla fortificazione muraria, un ammasso di pietra con cui si fonda la città, è logorata dall'incessante azione del mare e lentamente (ma non tanto) va sgretolandosi. Le onde s'insinuano nelle cavità della roccia e inesorabili erodono la base, svuotandola di materiale friabile. Quanto reggerà ancora, dopo una stagione di piogge torrenziali, la parete fortificata che la ricopre? «La situazione sta davvero precipitando - ci dice il sindaco di Otranto Luciano Cariddi - Smottamenti in mare ce ne sono già stati, anche di recente. Il rischio di non fare in tempo a salvare i muraglioni sul porto è reale». Un altro elemento naturale che agisce in modo dannoso è il vento del Canale. Il quale soffiando deposita semi che diventano vegetazione, le cui radici invasive riempiono anfratti e fenditure dove vanno a nidificare i gabbiani reali del Mediterraneo. Il vegetale che ramifica e s'ingrossa, trasformandosi in tronco, spacca i blocchi del muraglione che in più tratti è mascherato, soprattutto d'estate, da gonfie chiome di alberi di fico aggrappati a picco sullo specchio del porto. E la roccia viene giù Dal lato opposto, corre parallelo il molo principale dove attraccano navi da carico e pescherecci, traghetti e guardacoste della marina. Nel centro del bacino sono allineate le banchine galleggianti per l'ormeggio di natanti da diporto sui quali si allunga l'ombra, protettrice ma minacciosa insieme, del grande bastione in disfacimento. Dalla sua altezza, lo sguardo spazia sul porto e sull'altro braccio della baia, dominato dalla chiesa della Madonna dell'Altomare. Anche su questo versante il costone di falesia si sta erodendo, specialmente lungo il tratto costiero di porto Craulo compreso fra la chiesa e il faro bianco d'ingresso al porto. Il rischio, effettivo, è che la chiesa ormai priva di fondamenta rovini sulla spiaggetta di sotto, già preclusa alla balneazione, portandosi appresso le case attigue, alcune costruite recentemente. Come ci si adopera per tentare di salvaguardare i bastioni e le falesie del porto? «Il progetto di recupero, che prevede il loro consolidamento e restauro, è stato già redatto dall'ufficio tecnico del comune sotto la visione della sovrintendenza ai beni architettonici di Lecce - continua il sindaco Cariddi - Manca però l'attivazione del bando da parte della regione Puglia che consente di accedere ai fondi europei previsti per il dissesto idrogeologico e l'erosione costiera, coi quali poter dare attuazione al progetto. In regione conoscono perfettamente il fattore rischio che investe i costoni di roccia tufacea di Otranto sopra cui è costruita mezza città. Tuttavia, allo stato, non ci sono sbocchi». Il progetto nel cassetto È già accaduto, nel recente passato, che delle costruzioni siano collassate all'improvviso, magari dopo intense piogge che hanno scavato nel tempo il sottosuolo. L'ultimo caso risale al 2005, quando venne giù un fabbricato. Ci fu anche una vittima, che si trovava all'interno della propria abitazione. Vale la pena considerare che da uno studio scientifico sui rischi idrogeologici nel Salento, condotto dall'Osservatorio di fisica e chimica della terra dell'università di Lecce, si rileva che l'insieme degli strati geologici di Otranto sono caratterizzati dalla presenza di «calcareniti a grana medio-fine, mal stratificate, passanti a sabbie e calcari detritici friabili». Nel comune di Otranto è conservato in un cassetto dell'ufficio tecnico un altro progetto, quello relativo al porto turistico da realizzarsi al posto delle banchine galleggianti a ridosso del bastione. Ma ci si guarda bene dal tirarlo fuori, se prima non si procederà alla messa in sicurezza del muraglione che può franare sulle barche alla fonda. Il centro del porto, d'estate, è una distesa ininterrotta di imbarcazioni che non lasciano intravedere neppure mezzo metro quadrato di acqua marina. Sul bastione dei Pelasgi è tracciata la passeggiata più suggestiva, e ora più pericolosa, di Otranto: da un lato il parapetto del muraglione da cui si gode la vista della baia; dall'altro gli antichi palazzi del centro storico, in parte di pregio architettonico, con affaccio sul mare. 200 metri, incluso il camminamento della torrematta, di bar e ristoranti che aprono all'imbrunire per poi andare avanti l'intera notte. E fino a settembre-ottobre è un brulichio di turisti e villeggianti del luogo, che da quest'anno è forse compromesso, se verrà chiusa la strada dei bastioni per assicurare l'incolumità pubblica. «Anche se arrivassero i fondi per la messa in sicurezza dei bastioni, a questo punto sarebbe tardi per cantierizzarli, con la stagione ormai alle porte. Gli interventi comincerebbero dopo l'estate», afferma il sindaco, «ovviamente l'allarme è costante: i bastioni vengono continuamente monitorati. Al minimo segnale di pericolo-crolli, emetterò l'ordinanza di chiusura della strada garantendo l'incolumità di residenti e turisti». La casa di Carmelo Bene A metà percorso della passeggiata sui bastioni, lungo il lato dei palazzi, si aprono le finestre da cui Carmelo Bene mirava all'orizzonte i cavalloni blu-schiumosi del basso Adriatico. Aveva casa qui, sopra il ciclopico muraglione, l'istrione d'eccellenza del teatro italiano, ideatore della fondazione culturale "L'immemoriale", che sfumò a causa della sua morte nel 2002. Ma si prospetta l'istituzione di una nuova fondazione presso la sua casa (un palazzotto a due piani) supportata dal comune di Otranto, e vedrebbe come attori lo stesso comune e gli eredi del grande salentino.
il manifesto
28 Maggio 2009
OTRANTO a pezzi e bocconi. Antica frana per l'erosione del mare. Un patrimonio a rischio
FE
Federico Cartelli
il manifesto
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