Mostra alle ex Pagliere restaurate Firenze dei capolavori e delle cose mai fatte Un unico progetto per gestire unarea che attraversa quattro Comuni La Regione ha voluto un forum aperto alle critiche e alle indicazioni dei cittadini Sulla carta, è un puzzle di zone di campagna, insediamenti industriali e abitativi. Una mappa geografica di tasselli sfumati di verde e grigio, che vista a volo duccello dalla strada panoramica di Monte Morello lascia indovinare la frastagliata composizione di funzioni pubbliche e private: campi coltivati, orti, fabbriche, laghetti e aree protette, capannoni industriali e centri abitati. Tagliati da un reticolo di vie, strade e autostrade. Stretta e incuneata tra i Comuni di Firenze, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Prato, questarea di 3 mila ettari di "Piana", come viene chiamata, si appresta a diventare "Parco della Piana". Un grande parco metropolitano che oggi è uno scenario fatto di tante maglie sconnesse, gestite separatamente dai governi di 4 Comuni e due Province che amministrano gli 800 mila abitanti che ci vivono, ci lavorano e vi producono il 50 del Pil della Toscana. Dare unanima, unomogeneità di «infrastruttura verde» ai tanti paesaggi che la caratterizzano, diventare "Parco della Piana" è unutopia per quello che sembra, superficialmente, un agglomerato di periferie? Il "Parco della Piana" nasce dallidea politica forte e ambiziosa di pianificazione. Dopo anni di gestazione, la Regione lo ridisegna, coinvolge i cittadini a definirlo con un processo di riappropriazione e di progettazione sociale, li chiama a riconoscerne i luoghi, a viverli con nuova qualità etica ed estetica. Per questo il progetto è anche un sito web (www. parcodellapiana.it), che elenca luoghi e insediamenti, ha un forum aperto alle note (e critiche) dei cittadini, visite programmate a tutte le aree che lo compongono, e che in autunno - annuncia Massimo Morisi, garante della Comunicazione per il governo del Territorio - «vedrà siglato un accordo di pianificazione tra i 4 Comuni e le due Province, un atto che produrrà strumenti amministrativi in funzione del Parco. In sostanza il parco sarà disciplinato dai vari regolamenti urbanistici dei Comuni, secondo i propri Piani strutturali. Ma linsieme dovrà essere coerente ad un disegno strategico unitario e integrato che, ad esempio, riduca drasticamente lattuale pressione edificatoria per consentire la realizzazione del parco, la sua gestione e fruizione». Ebbene quellaccordo produrrà a cominciare dal prossimo autunno un macro-master plan con precise norme condivise di governo per questa vasta area urbana e rurale, che contiene zone agricole che dovranno continuare a produrre in modo sostenibile e di qualità, connesse a quelle naturalistiche e alle oasi - come quella di Focognano, dove nidificano aironi e cavalieri dItalia-, infine allarea archeologica di Gonfienti, il più grande nodo stradale etrusco, e a tutte quelle parti di città produttiva e industriale che scorre lungo i nodi autostradali dellA1 e dell A11. Spetta al progetto del Parco della Piana ricucire queste identità, preservarle, collegarle, valorizzarle e farle convivere. Anche con laeroporto di Peretola e linceneritore di Case Passerini. Nel segno della sostenibilità di «infrastruttura verde». Precisa Morisi: «E chiaro che una grande pista internazionale non è compatibile, né immaginabile in questo nuovo paesaggio che si propone come strumento per vivere meglio in città, non per scappare dalla città. Nel parco devono convivere gli aerei e gli aironi dellarea di Focognano, deve essere aperto allidea di fruizione. La Regione ci scommette con un progetto di partecipazione dal basso, con visite, incontri con comitati, assemblee pubbliche che abbiamo in programma nei vari comuni. E il tutto avrà norme, funzionerà come un macro piano regolatore». Il progetto intanto è più che reale: le aree naturalistiche già ci sono, basta connetterle al resto del parco in "modo leggero" attraverso piste ciclabili. Percorriamo un pezzo della Firenze-Mare: a destra laeroporto, fette di campagna coltivata, il rettangolo delle piana di Sesto Fiorentino, la natura viva e ordinata degli orti. A sinistra, il centro commerciale Ikea, la discarica di Case Passerini, loasi di Focognano. E ancora il nuovo stabilimento Targetti, davanti a Villa di Montalvo con il suo bosco di alberi antichi. Uscita Prato est: capannoni e fabbriche. Si procede verso Tavola, si entra alle Cascine di Tavola, area pubblico-privata con campo da golf, galoppatoio, grandi viali alberati di ombrelli di pini, vista sulle colline, un bosco di querce che è lunico residuo di bosco della Piana. Sul fondo la Villa medicea di Poggio a Caiano, i campi dellantica fattoria medicea, le mura di confine e il ponte lorenese sullOmbrone. «E una ricchezza enorme, non si tratta di luoghi residuo dellurbanizzazione e tanto meno non-luoghi. Basta collegarli tra loro, con percorsi che permettano di percepire i valori che esprimono. Non si tratta di mettere vincoli, ma di orientare scelte urbanistiche in modo omogeneo, sostenibile, che valorizzi la qualità della vita della gente che vive in questo distretto. Certo, si tratta di pianificare, raccordare gli interventi. Ma anche di ascoltare, raccogliere suggerimenti, critiche dagli abitanti, dai tutti i comitati e dai cittadini» conclude Morisi.