L'istituzione di Rovereto tra flessione di incassi e eccesso di mostre La diminuzione degli incassi del Mart ha provocato un'ampia discussione. Ma quelli che ne sono protagonisti sembrano non solo non essere in grado di dare risposte convincenti al problema, ma nemmeno di formulare la domanda di fondo che non sta certo nel decremento di visitatori e di incassi, ma su cosa sia stato e cosa sia diventato il Mart. E superare quindi la falsa alternativa tra mostre di «nicchia» e mostre «popolari». Incassi in calo e riflessioni sul suo ruolo Troppe mostre «offuscano» il museo Le domande da porsi «Ragguardevoli le acquisizioni di opere e archivi, ma quante tesi si sono prodotte? Quali ricerche avviate? Quale la frequentazione della biblioteca?» La diminuzione degli incassi del Mart ha provocato un'ampia discussione. Ciò che mi ha colpito in questo dibattito è il fatto che quelli che ne sono protagonisti sembrano non solo non essere in grado di dare risposte convincenti al problema, ma nemmeno di formulare la domanda di fondo che non sta certo nel decremento di visitatori e di incassi, ma su cosa sia stato e cosa sia diventato il Mart, e quindi su cosa questa istituzione può dare in particolare alla Provincia Autonoma di Trento e alla città di Rovereto e, pi generalmente, al dibattito attuale sull'arte e sulle arti. L'assessore Panizza, il sindaco Valduga, il cavaliere Marangoni si inchiodano alla falsa alternativa tra mostre di «nicchia» e mostre «popolari». Nessuno di loro fa un passo ulteriore e si interroga su cosa significhi più semplicemente fare mostre di qualità. Qui, a questo punto, abbiamo forse individuato uno dei problemi che riguardano i costi che l'ente pubblico e dunque la collettività è chiamata sostenere per il museo. Qualcuno li ha dichiarati eccessivi in epoca di crisi, altri hanno scritto che di cultura si vive, e che i soldi investiti in essa non sono mai troppi. anno ragione gli uni e gli altri. Faccio un esempio in altro campo. Sostenere la pubblicazione di un'edizione critica delle opere di Marsilio Ficino o dello Zibaldone di Leopardi è un investimento doveroso, anche se non ha alcun ritorno economico immediato. Investire sulla diffusione di Harry Potter senza una prospettiva di guadagno è un investimento insensato. Trasferito l'esempio nell'ambito del museo potremmo dire che è doveroso investire su un'attività scientifica museale, insensato investire milioni con un ritorno di poche centinaia di migliaia di euro per manifestazioni turistiche, anche se di turismo culturale si tratta. E qui veniamo ad un altro problema. La direttrice del museo afferma orgogliosamente che il Mart è il museo di arte moderna e contemporanea più visitato d'Italia. Non contesto i numeri. Ma pongo una domanda: il Mart è ancora un museo? Per ospitare mostre, anche di capolavori straordinari come quelli della Phillips Collection, non è necessario un museo. Bastano ampie sale, ben areate e illuminate bene. E l'esempio delle varie sedi, come le Scuderie del Quirinale, o il Palazzo delle Esposizioni. Nessun museo al mondo esiste solo per le mostre che produce o che ospita. Tranne il Mart, che è un curioso ibrido. Riempie le sue sale di una decina di esposizioni all'anno, spesso quattro o cinque in contemporanea, rendendo praticamente invisibile la collezione che in parte giustificherebbe il suo essere museo. I musei di tutto il mondo non fanno dozzine di mostre. La Modern Tate Gallery non produce dozzine di mostre. Ne produce poche e in sintonia con il suo progetto museale complessivo. D'altronde nemmeno i padiglioni turistici, quelli che fanno mezzo milione di visitatori a mostra, si muovono a dozzine di esposizioni. Spostiamo ora lo sguardo dalle mostre, di nicchia o popolari che siano, al museo in senso proprio. La direttrice ha operato benissimo in una prospettiva museale che poi è per rimasta come in sospeso. Ha arricchito attraverso prestiti e depositi le collezioni, che sono oggi ragguardevoli. Ha acquisito archivi importanti, ha costruito una notevole biblioteca. Ma quante tesi di laurea o di dottorato si sono prodotte a partire dagli archivi? Quali ricerche si sono avviate e concluse? Qual è la frequentazione della biblioteca? Queste sono le domande che l'assessore Panizza dovrebbe porre e porsi. Sono domande che sollevano anche altre responsabilità. Se ricordo bene il preside di lettere e filosofia nel 1996 aveva posto il rapporto con il Mart come una questione strategica della sua facoltà. Questione che è rimasta negli anni solo allo stato di questione, appunto. Vale a dire che non ha avuto esito alcuno. Quando, in anni più recenti, è stata collocata la facoltà (questa sì di nicchia!) di scienze cognitive a Rovereto, era stato detto e predicato che questa avrebbe avuto un rapporto decisivo con il Mart. Non era chiaro di quale natura potesse essere questo rapporto, che è rimasto pertanto nell'oscurità da cui era confusamente emerso. E le scuole? Invece che sostenere finanziariamente gli studenti del liceo di Rovereto per andare a farsi picchiare a Malta, questi potrebbero essere sostenuti nello studio della modernità, che non è soltanto Internet-Impresa-Inglese, ma è anche e soprattutto la capacità di decifrare i linguaggi attraverso cui l'uomo si guarda ed esprime il suo rapporto con il mondo. Da sempre questi sono stati in primo luogo i linguaggi artistici. Insegno in una facoltà di arti a Venezia, il luogo di una delle più grandi ed estenuanti esposizioni temporanee del mondo. Conosco il disorientamento degli studenti, presi da mille suggestioni che a fatica riescono a ricomporre in un linguaggio dotato di senso. Questo è davvero un compito. Qui, in un concorso di vari soggetti, potrebbe scoprirsi una vocazione e una destinazione per il Mart. D'altronde sono convinto che avviare i giovani (paganti o non paganti che siano) all'arte potrebbe, quasi per contagio, progressivamente, far crescere i visitatori del museo, visitatori che un po' alla volta potrebbero diventare abitatori della città dell'arte. L'alternativa che è stata suggerita nei vari interventi è invece quella di trasformare il Mart in una sorta di vetrina di beni culturali consumabili. E la tendenza della nostra società attuale: trasformare il cittadino in un consumatore. Io spero che la crisi di questo modello faccia riflettere e chiami ognuno alle sue responsabilità.
Rovereto. Mart, da museo a sala espositiva
L'istituzione di Rovereto tra flessione di incassi e eccesso di mostre. La diminuzione degli incassi del Mart ha provocato un'ampia discussione. Ma quelli che ne sono protagonisti sembrano non solo non essere in grado di dare risposte convincenti al problema, ma nemmeno di formulare la domanda di fondo che non sta certo nel decremento di visitatori e di incassi, ma su cosa sia stato e cosa sia diventato il Mart. L'assessore Panizza, il sindaco Valduga, il cavaliere Marangoni si inchiodano alla falsa alternativa tra mostre di nicchia e mostre popolari. Nessuno di loro fa un passo ulteriore e si interroga su cosa significhi più semplicemente fare mostre di qualità.
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