Terremoto, la promessa del commissario Beni culturali: in questo modo ogni gruppo di fedeli avrà a disposizione almeno un luogo di culto. A custodire il cuore della città ferita gli alpini. Sono davanti a ogni porta per controllare che nessuno violi un centro storico reso irriconoscibile da crolli e pioggia. Si entra in fila indiana nella zona rossa, si cammina con gli occhi al cielo per evitare grondaie e tegole pericolanti. Molti dei palazzi sono puntellati, ma è quando si arriva in piazza Santa Maria di Roio che lo spettacolo si fa allarmante. La facciata dell' omonima chiesa del xiv, come molte all'Aquila, rischia di staccarsi della struttura e sta per essere messa in sicurezza. «Le continue scosse - spiega Daniele Centi, vice comandante dei pompieri - hanno peggiorato la situazione delle chiese, molte sono prive di copertura. Stiamo lavorando senza sosta per imbragare le strutture a rischio». Le basiliche scorrono uguali, in molte il terremoto ha lasciato in piedi solo le navate. Ma a dare una speranza è il commissario per i Beni Culturali, Luciano Marchetti: «Su 675 chiese controllate il 25 è agibile, altre 200 lo saranno presto. Nell'intervenire cercheremo di privilegiare quelle che si trovano nei pressi delle comunità, così ogni gruppo di fedeli avrà almeno un luogo di culto». Per ora per non c'è più vita, nel centro storico. Ci sono i portoni e le finestre che sbattono. C'è la puzza dei cibi marciti. Le belle vie dello struscio serale sono un lontano ricordo. Queste strade ora sono abitate solo dai pompieri, gli «angeli del sisma». Come i quattro vigili sospesi in aria a una decina di metri di altezza. Imbragano con tubolari la cupola della chiesa Santa Maria del Suffragio. «Il bassorilievo centrale, sottolinea Silvio Benedetti, il caposquadra, si stava staccando e lo abbiamo sorretto con una specie di cuscino per agganciarlo alla facciata. Le fasce bianche proteggono quel che resta della cupola. Adesso infileremo dentro una struttura a ombrello che, aperta, la sorreggerà dall'interno". Ogni tanto si vedono gruppi di persone, insieme ai pompieri: tornano a casa in cerca di un computer, un documento, un ricordo. «Solo il 20 degli edifici del centro storico è agibile - precisa Mauro Dolce della Protezione civile però stiamo lavorando alla messa in sicurezza di due assi viabilistici strategici».