Associazioni ambientaliste e comitati contestano le scelte urbanistiche L'assessore Masseroli: sono preoccupazioni assolutamente infondate I cittadini: «Giù le mani dall'ippodromo di San Siro» Gli ambientalisti affilano le armi contro i progetti di cementificazione dell'area soggetta a vincolo Salviamo l'ippodromo di San Siro dalla speculazione edilizia, sotto l'ombrello di Expo 2015. E' solo questione di volontà politica». Il comitato in difesa dell'ippodromo di San Siro affila le armi. Nato nel 2002 su iniziativa delle associazioni Amici della terra, Italia Nostra, Wwf, Parco Sud e Gruppo verde San Siro, oggi lancia un grido d'allarme contro i rischi di cementificazione in un'area sottoposta a vincolo. Le trattative tra la Snai, proprietaria dell'immobile, e il Comune per far variare il piano regolatore e rendere l'area edificabile hanno seminato il panico tra chi teme la creazione di un centro multifunzionale, edifici per attività commerciali asserviti allo stadio e migliaia di metri quadri di residenza proprio sulle piste di allevamento, L'ippodromo rientra anche nel territorio del Parco agricolo Sud Milano, gestito dalla Provincia. «Volevamo un dibattito con i candidati alla guida della Provincia, ma non ci hanno risposto - spiega Silvana Gabusi, portavoce del comitato San Siro. La Snai proporrebbe di edificare a San Siro un mix di funzioni con cittadella della giustizia, carcere, servizi e case di lusso. Insomma, il solito cemento. Noi, invece, pensiamo che la zona meriti ben altro». I comitati e le associazioni godono dell'appoggio dei residenti, già tartassati dallo stadio, che porta decine di migliaia di tifosi due volte a settimana e dieci mesi all'anno, e dal popolo dei concerti che invade San Siro nei mesi estivi. Il comitatone propone una soluzione rispettosa delle bellezze culturali della zona: «Abbiamo già inviato nel 2008 al presidente della Snai un'offerta di 150 mila euro per l'acquisto di parte del comprensorio ippico - spiegano dal comitato - comprese le scuderie di piazza Axum, le piste di allenamento Maura e Trenno con abitazioni e scuderie. L'ippodromo del galoppo rimarrebbe alla Snai per salvaguardare le scommesse. L'obiettivo è offrire alla città una vasta area verde con un parco tematico in cui coesistano cavalli, corse, cultura e spettacoli». I 150 mila euro degli ippici sono stati messi a disposizione dalla finanziaria maltese Frontrow Ltd, delegata dalla Fondazione Witbooi di Johannesburg, società senza scopo di lucro che si occupa di progetti umanitari a livello mondiale. Paolo Zambelli, proprietario di cavalli, puntualizza: «Già ai tempi del sindaco Albertini era stato sventato un primo tentativo di cambiare la destinazione degli ippodromi, con la richiesta del vincolo. Ora se ne riparla in vista dell'Expo, ma non credo che la rassegna del 2015 debba lasciarci tra i suoi ricordi i disastri della zona di San Siro. In prima linea a difesa dell'ippodromo si schiera Marco Panni, vicepresidente nazionale di Italia Nostra: «La struttura, realizzata nel 900 dall'architetto Vietti sull'esempio di Longchamps, oggetto di vincolo da parte del Ministero dei Beni culturali, richiesto non solo da Italia Nostra, ma anche da Comune e Provincia. Serve continuità negli atti amministrativi, non siamo favorevoli alla cristallizzazione del vuoto ma a destinazioni d'uso compatibili. Se si parla di cittadella della giustizia e aule bunker al posto della pista Maura, il vincolo non è rispettato. Milano non può perdere uno dei suoi gioielli». I comitati temono anche la riduzione del patrimonio economico del Parco Sud, che nelle sue cascine produce latte, riso e formaggi, elementi vitali nella storia economica del milanese. E con l'ippodromo stravolto, 400 famiglie di lavoratori dell'ippica rischierebbero il lavoro e un doloroso trasloco.