Ieri mattina si sono riunite le persone di buona volontà che desiderano difendere il centro ippico di San Siro da una brutale speculazione edilizia. Poiché lattività ippica può svolgersi anche nel territorio intorno alla città, i gestori dellippodromo e dei servizi annessi (la Snai), pensano di rimuovere lippodromo e di trasferire fuori dai campi di San Siro tutto il complesso di scuderie, piste, maneggi, case di fantini, magazzini, e ogni altra attrezzatura necessaria allallevamento dei cavalli. Verrebbe conservata a Milano solo la pista del galoppo, perché già vincolata dalla Soprintendenza. Tutto il resto, oggi verde, non appena liberato dal complesso degli impianti ippici, verrà trasformato in lussuosa edilizia residenziale; lussuosa perché la vicinanza del Parco Sud renderà le future costruzioni appetibili e costosissime. Lassalto alle aree verdi sopravvissute continua incessante. Ciò che indigna è il capovolgimento di politica urbanistica che due successive amministrazioni cittadine, dello stesso colore politico, non hanno vergogna di perseguire, contro ogni ragionevole coerenza. Albertini, sebbene tuttaltro che benevolo nei confronti dellurbanistica milanese, aveva sottoscritto il vincolo posto dalla Soprintendenza sulla pista di galoppo e sulle storiche costruzioni annesse. Lamministrazione Moratti, molto meno benevola, contraddice la politica precedente e si accanisce a togliere al verde ogni difesa; nonché ogni tutela legittimamente richiesta dalla popolazione che vive e lavora nellippodromo. Gli organizzatori dellincontro a Villa Necchi hanno concluso la riunione proiettando un dettagliato documentario sulla vita dellippodromo e sulle sue bellezze. Le ultime scene tuttavia hanno smesso di essere amene e hanno assunto un ritmo agghiacciante: sulle piste di erba verde, perfettamente rasata, si sono visti improvvisamente spuntare enormi condomini, grattacieli, svincoli stradali; e il paradiso, accessibile a tanti milanesi, si è trasformato in una delle tante desolate ed angoscianti periferie che circondano la nostra città. Sarà questa la fine, anzi il naufragio, di San Siro?