I reperti archeologici risalgono a 5mila anni fa sono tornati alla luce sulle colline di Carignano Gli scavi a cura della Sovrintendenza inizieranno in autunno non appena arriverà l'ok dal Ministero Eccezionale scoperta archeologica alle porte di Lucca. Importanti reperti risalenti a 5mila anni fa sono tornati alla luce nella zona collinare intorno a Carignano, in maniera del tutto fortuita. Si tratta di una serie di ciottoli di calcare locale (da attribuirsi al periodo paleolitico inferiore) della dimensione di un pugno, che riportano particolari scheggiature su un lato, generalmente quello nascosto a prima vista. Il sito è stato individuato circa tre mesi fa da Giulio Mancini, un archeologo volontario che fa parte dell'Associazione Centro studi archeologici. Mancini si è trovato sul posto per puro caso e, dopo aver prelevato dal terreno alcuni reperti, ha notato la loro lavorazione. Mancini ha immediatamente contattato gli esperti locali, che hanno subito compreso l'eccezionalità della scoperta. Gli accertamenti sono andati avanti anche grazie al supporto del geologo Raffaello Nardi, grande studioso del nostro territorio e autore di numerose pubblicazioni, il quale ha appurato l'assoluta rarità dei reperti che si distinguono per la loro tipologia, con forme, colori e lavorazione assolutamente unici nel loro genere. Nardi esprime grande entusiasmo per questa importante scoperta che - come afferma - aprirà nuovi orizzonti per la ricerca archeologica, assieme al professor Paolo Mencacci, noto archeologo che adesso si occupa degli archivi e vicepresidente della Banca del Monte di Lucca, che per questa operazione ha stanziato circa 10mila euro. «Si tratta di un ritrovamento di interesse planetario - afferma il professor Giulio Ciampoltrini della Sovrintendenza ai Beni Archeologici della Toscana - in quanto la datazione dei reperti potrebbe veramente rivoluzionare il mondo archeologico. I sedimenti che affioravano ci hanno fornito dati abbastanza veritieri circa la loro età, mentre la provenienza sarà accertata in fase di studio. Prima di dare una risposta certa, avremo bisogno di un lungo periodo di studi per effettuare nuove e più approfondite indagini, e ricomporre l'esatto periodo storico cui fanno riferimento i ritrovamenti». «Si tratta di geologia pura poiché, partendo dalle più remote frequentazioni, ci sarà consentito giungere al periodo rinascimentale, passando per il Medio Evo», aggiunge Ciampoltrini, che conclude con una nota polemica: «Purtroppo anche il nostro settore risente dei recenti tagli ministeriali, che impediscono agli studiosi di portare avanti importanti progetti per il futuro dell'umanità. Ben venga l'autonomia delle forze locali, ma per non bloccare i nostri studi c'è bisogno di maggiori risorse che ci permettano di lavorare agilmente come sarebbe doveroso». «Si tratta di un progetto assolutamente esclusivo ed entusiasmante - dice il professor Michelangelo Zecchini - che ci consentirà anche di ricostruire il paesaggio archeologico, attivando vari livelli di ricerca ed inserendo l'uomo nel contesto temporale con uno scenario di frequentazione umana relativo alle tracce rinvenute. Dati più certi ci perverranno dopo aver scavato i vari livelli, quando saremo in grado di ricostruire il paesaggio di allora. Di certo si sa che si risale all'uomo primitivo (homo erectus) e comunque dai dati ricavati si può dedurre che già allora quello che sarebbe diventato l'uomo di oggi era un essere pensante, in quanto conosceva l'uso del fuoco e la caccia associata». «Il costo dei lavori si aggira intorno ai 60mila euro - prosegue Zecchini - che servono per studi, progettazioni e realizzazione. Da tempo lavoriamo in collaborazione con importanti università americane, che in questa occasione ci hanno messo a disposizione un'èquipe di tecnici specializzati. Loro, con l'ausilio di speciali apparecchiature tecnologiche che si basano sul conteggio degli anni, sono in grado di stabilire l'esatta datazione dei ritrovamenti». «Non appena riceveremo l'autorizzazione del Ministero procederemo agli scavi, l'inizio dei quali è previsto per settembre o ottobre, o al massino per la primavera 2010 - conclude Zecchini - avvalendoci ancora del supporto degli studiosi del Cnr». Rossella Lucchesi