«Il paesaggio è il grande malato d'Italia. Un tempo il nostro Paese era il giardino d'Europa, oggi questo giardino è stato devastato dalla cementificazione, con effetti gravissimi, e le leggi, nonostante il faro dell'articolo 9 della nostra Costituzione, contribuiscono a distruggerlo». Per Salvatore Settis, archeologo, direttore della Scuola Normale di Pisa e ex presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, l'ultimo segnale, in ordine di tempo, di questa incuria legislativa, è il parere positivo sul regolamento di riorganizzazione del ministero per i Beni e le attività culturali che in questi giorni è stato votato in Commissione Cultura alla Camera, con la spaccatura della maggioranza. Una riorganizzazione che prevede una serie di accorpamenti di dipartimenti, a partire da quello che di fatto smantella la Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio unificandola alla direzione generale dei beni architettonici, storico-artistici ed etnoantropologici, nella direzione generale «per le belle arti». «Un segnale negativo» come sottolinea Settis, e come conferma anche Francesco Prosperetti, direttore del Parc, le cui sorti a questo punto sono più che incerte, intervenuto con Settis alla tavola rotonda «Per uno sviluppo sostenibile e durevole del territorio» che si è tenuta ieri al Centro Congressi della Federico II sul tema della «Giurisprudenza della corte costituzionale in materia della tutela dell'ambiente», organizzata dalla Fondazione Napoli Novantanove. Tra gli altri relatori, introdotti da Mirella Barracco e coordinati dal giornalista Francesco Erbani, hanno partecipato Alberto Asor Rosa, Paolo Maddalena, Michele Scudiero e Massimo Marrelli. «L'eliminazione della direzione del paesaggio - ha detto Prosperetti - non è solo una questione organizzativa. Solleva una questione sull'effettività del principio costituzionale che riguarda la tutela del paesaggio. Proprio per questo ci sarà presto un appello al capo dello Stato». A un segnale negativo si aggiunge però, ha dichiarato Prosperetti, una buona notizia: «Oggi siamo riusciti finalmente a insediare un organismo che già da due legislazione cercavamo senza successo di istituire, l'Osservatorio Nazionale per il Paesaggio, che avrà il compito di controllare e monitorare il paesaggio». Notizia su cui appare più cauto Settis, il quale aspetta di capire da chi sarà composto questo organismo, e punta l'indice su un «intrico normativo» - che nel corso della tavola rotonda il giudice della Corte Costituzionale Maddalena ha cercato di dipanare - dove dominano i conflitti d'interesse tra Stato, da un lato, e Regione e enti locali dall'altro; ma anche sui continui rinvii dell'attuale governo dell'attuazione del Codice dei Beni culturali e soprattutto sul Piano-casa: «È un provvedimento che ha un percorso carsico - ha detto Settis - È nato di nascosto nel decreto legge 112, convertito nella Legge 133 dei tagli al ministero dei Beni culturali, e mentre adesso il governo pare farsi più prudente e prendere tempo per rifarne uno nuovo, le Regioni si fanno le loro leggi da sole». Ma qual è lo stato delle cose, in Italia? I dati sono allarmanti: secondo l'Istat dal 1990 al 2005 sono stati costruiti oltre 3 milioni e mezzo di ettari di suolo. Un ritmo di crescita urbanistica del tutto indipendente dalla crescita demografica e pari solo alla ricostruzione del Dopoguerra. La soluzione, come ha sottolineato anche la Barracco, è nel ricreare una cultura del paesaggio diffusa nei cittadini. Ripartire dal basso, come ha testimoniato anche Asor Rosa, riportando la sua esperienza di coordinatore della Rete dei comitati toscani per la difesa del territorio, diventata in soli due anni un'associazione di carattere nazionale. E, dal basso, imporre alla politica un cambiamento di rotta.
CAMPANIA - Il paesaggio è il grande malato d'Italia
Il paesaggio italiano è in grave stato di degrado a causa della cementificazione. Le leggi contribuiscono a questo problema, secondo Salvatore Settis, archeologo e direttore della Scuola Normale di Pisa. Un esempio di ciò è il regolamento di riorganizzazione del ministero per i Beni e le attività culturali, che prevede l'accorpamento della direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio con la direzione generale dei beni architettonici, storico-artistici ed etnoantropologici. Questo segnale negativo è stato confermato anche da Francesco Prosperetti, direttore del Parc.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo