Niente più restauri, attività centrali delle Soprintendenze locali. Solo pareri su progetti. E pratiche che si accumulano una sopra l'altra, nonostante l'impegno e la buona volontà che i dipendenti garantiscono quotidianamente nei loro uffici delle sedi di Trieste, Gorizia e Udine. E grazie a cui si evita l'impantanamento totale dei procedimenti. Finanziamenti statali tagliati fino all'azzeramento, blocco del turnover, soprintendenti ad interim e un numero di uffici triplicato negli anni a fronte dell'inevitabile riduzione dell'organico legata ai pensionamenti: la situazione delle realtà facenti capo alla Direzione regionale dei Beni culturali è preoccupante. Fino al 2001 la Soprintendenza era un unicum, ora invece, oltre alla Direzione stessa, ce ne sono tre: una per i beni architettonici, un'altra per quelli storici, artistici ed etnoantropologici e una terza per monumenti e beni paesaggistici. Un tempo, i dipendenti erano 200 e il lavoro centralizzato, oggi sono circa 180 e le incombenze viaggiano singolarmente e si ripetono per ognuna delle quattro realtà. Nessuno nasconde, ormai, gli affanni cui sono costrette le diverse strutture. A denunciarli è la voce dei lavoratori stessi, ma non solo la loro: alcuni giorni or sono, è stato direttamente il Soprintendente uscente per i beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, l'architetto Guglielmo Monti, a scrivere in prima persona una lettera al Ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, al direttore generale per l'area di riferimento Roberto Cecchi e al direttore regionale Roberto Di Paola. Nella missiva, Monti ha sottolineato le «difficoltà di coordinamento che hanno messo a dura prova la pazienza e la professionalità dei funzionari». Chiedendo poi «interventi che possano in futuro assicurare all'ufficio una guida stabile e quei sostegni normativi, economici ed organici che possano garantire il mantenimento di una tutela di qualità». Di interventi concreti da Roma, per ora, nemmeno l'ombra: «L'emergenza è quasi drammatica - conferma il direttore regionale, l'architetto Roberto Di Paola -. Personale e fondi sono ridotti al lumicino. Il ministro Bondi si era impegnato a restituire alcuni dei soldi tagliati ma ora, invece, i contributi sono quasi azzerati. Ci hanno tolto 10 milioni di euro: non siamo pi in grado di procedere ai restauri, ci limitiamo a dare pareri». Dal versante dei lavoratori, il coordinatore regionale dei beni culturali della Cisl Fps nonché Rsu, Alessandro Bruni afferma: «Dal 2001 le Soprintendenze sono raddoppiate, nel 2007 sono diventate tre. Nel frattempo, qualche dipendente è andato in pensione: con quattro strutture, di cui una sovrintende alle altre che per devono riferirsi anche singolarmente ai loro referenti a Roma, le procedure diventano farraginose».