«Abbiamo faticato un po' vista la situazione locale del momento, e cioè quest'occupazione americana che controlla tutto, abbiamo lavorato molto e solo con le massime autorità irachene dal supervisore delle attività culturali Ismail Hijara al direttore dei beni culturali Abdul Aziz, al direttore del Museo George Donny che ha preso il posto dell'ex direttrice Nauale Mutawaldi - però la soddisfazione è notevole». E ancora «È stata una missione assai positiva e, questa è la vera novità - per il lavoro di catalogazione intrapreso - ho potuto verificare con i miei occhi che le centomila tavolette cuneiformi non hanno subito né razzie né danni durante il saccheggio dell'anno scorso... Il patrimonio epigrafico insomma è uscito indenne essendo stato ben protetto nel cosiddetto grande magazzino dove mi sono recato per la seconda volta a distanza di venticinque anni, ancora diviso in sezioni che raccolgono le tavolette di crete, i coni, i prismi, le iscrizioni su lapidi, su metallo, la glittica, i cilindri, eccetera». È raggiante il professor Pettinato mentre sorride con gli occhi e si accende l'ennesima sigaretta. Sarà la gioia per la sorte che ha risparmiato tutte le sue amate tavolette cuneiformi, sarà perché finalmente potrà passeggiare in santa libertà e non vivere sotto scorta sorvegliato a vista come nelle ultime settimane, sarà - e non lo dice -perché rientra a Roma sano e salvo, ma pare davvero felicissimo. Ieri è rientrato in Italia dopo aver guidato - durante tutto il mese di aprile - una missione su progetto del ministero per i Beni culturali e del Centro ricerche archeologiche e scavi di Torino (finanziato dal ministero degli Esteri). Una spedizione che lo ha obbligato a fare la spola dall'alba al tardo pomeriggio, quotidianamente per quattro settimane tra una casa-carcere in un quartiere di Baghdad (del quale non possiamo dire nulla come ci viene chiesto «per motivi di sicurezza») e il famoso Museo finito a lungo sotto i riflettori di tutti i media del mondo per gli scempi lì perpetrati. «Attraversando le sale del Museo i passaggi dei razziatori e le varie fasi dei saccheggi sono oggi ben distinguibili» riferisce Pettinato «I primi mascalzoni hanno aperto le bacheche con le chiavi e portato via quel che volevano a colpo sicuro. Nella seconda fase hanno agito iracheni che sembravano allo sbando, ma hanno scelto oggetti da non sottovalutare. Poi è arrivata la masnada. E in queste fasi - dove si son fatti sparire migliaia di reperti - qualcuno ha osato l'impossibile: si sono persi pezzi straordinari e celeberrimi come il Vaso di Warka o la Dama di Urtile che per fortuna sono poi stati ritrovati, c'è chi dice riportati, e ora stanno sotto la tutela dei bravi restauratori del nostro Istituto centrale del restauro, che ci aiuterà nel restauro delle tavolette. Lo volevano fare i giapponesi, ma invece lo faremo noi italiani». Pettinato ha la lettera che affida alla sua persona e alla sua équipe questo compito. «Selezioneremo i pezzi secondo le esigenze, poi in collaborazione con tre università americane ed una viennese, ci daremo da fare per il restauro e la catalogazione già intrapresa. È un contributo importante quello che la task farce culturale di restauratori, filologi e archeologi italiani, sta offrendo. Ognuno fa la sua parte, noi al lavoro sulle schede con criteri rigorosi. E qui si tratta di studiosi, non di coalizione...... ». E il futuro imminente del Museo? «Il direttore e gli italiani che ci lavorano sperano di poter presentare o addirittura aprire le prime tre sale a giugno, sicuramente saranno pronte la sala islamica e quella assira. L'idea sarebbe quella di fare anche un esposizione nel cortile. Si lavora pensando che è questo il nostro contributo alla ricostruzione, per tener vivo e salvaguardare questo patrimonio che è anche elemento di coesione per il paese lacerato». Ma il potenziamento dei sistemi di protezione, le cancellate pesanti? La sua collaboratrice Silvia Chiodi ci ha riferito di un timore diffuso: quello di un nuovo assalto al Museo. «Ha ragione - replica Pettinato - II fatto che noi si lavori lì certo lo rende un bersaglio. E che occidentali e iracheni collaborino, a qualcuno non piace». E aggiunge: «Ma c'è anche chi apprezza - e non da ora - il nostro lavoro. Siamo qui da tanto tempo, e ora siamo di fatto gli unici. Conosciamo i nostri interlocutori che in larga parte sono gli stessi di prima, anche perché quelli che sono stati licenziati se ne sono andati per mancanza di stipendio più che per epurazioni. Siamo qui da decenni e abbiamo - come italiani - fatto molto. Anche di recente. Penso a Ebla, chi ha fatto la scoperta, e chi ha decifrato i testi. E tanto lavoro, lavoro». «A proposito - conclude Pettinato - ora stiamo già programmando la prossima missione a Baghdad». A quando? «Prestissimo. Solo il tempo di riorganizzarci, dopo aver ringraziato l'ambasciatore De Martino e il personale della nostra ambasciata: disponibilissimo, come pure gli esperti della Cpa, l'Autorità provvisoria di coalizione».
Salvi i tesori iracheni
Il professor Pettinato ha concluso una missione di catalogazione delle tavolette cuneiformi nel Museo di Baghdad. La missione, finanziata dal ministero degli Esteri, è stata guidata da Pettinato e ha coinvolto anche esperti italiani. La missione ha avuto un successo notevole, poiché le tavolette non sono state danneggiate durante il saccheggio dell'anno scorso. Il patrimonio epigrafico è stato protetto nel "grande magazzino" del Museo, dove Pettinato ha potuto verificare di persona che le tavolette non sono state rubate. La missione ha anche coinvolto il restauro delle tavolette, che sarà curato da italiani.
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