POMPEI La Pompei archeologica ha un'estensione di 66 ettari. Gli scavi ne hanno portati alla luce 44. Ma soltanto il 30 di quest'area è teoricamente visitabile. Teoricamente, perché in questo momento, per esempio, delle 29 case agibili ben 13 sono chiuse. E non sempre, come viene ufficialmente dichiarato e com'è lecito immaginare, per ragioni legate a interventi di restauro. Otto sono chiuse perché gli oltre 200 custodi che lavorano nel sito non sarebbero in grado di garantire l'adeguato controllo. Di questa fantastica città sono d'altronde chiuse anche molte strade, la Palestra Grande (che però ospita manifestazioni a pagamento), i corridoi laterali e la parte alta dell'Anfiteatro, le Terme Centrali e, parzialmente, le Terme Suburbane. Peccato. Com'è un peccato che ci siano dei pali della luce dentro il Tempio di Venere. O dei fasci di cavi elettrici sui muri del Tempio di Iside. Giovanni Guzzo è il piacevolissimo Soprintendente di Pompei. È qui dal 1995, quindi ha conosciuto gli scavi prima dell'autonomia e ha lavorato con Gherpelli. Ha visto il suo nome sui manifesti che lo minacciavano di morte per aver avviato le visite guidate per le scuole, violando il monopolio delle guide private. Il primo giorno in cui è arrivato a Pompei è stato avvicinato da un custode che gli ha chiesto di essere trasferito per un paio di mesi in biglietteria: «Sa, mi devo sposare...». «È vero ammette solo un terzo degli scavi è teoricamente aperto al pubblico. Ma quando siamo arrivati era il 14 per cento. Siamo lenti. Ma abbiamo alcune giustificazioni. La Soprintendenza ha lo stesso personale tecnico del 1997, anche se con l'autonomia la sua possibilità di spesa è di sei volte superiore. E se non abbiamo i cosiddetti Rup, i Responsabili Unici dei Progetti, non possiamo fare i restauri. L'ideale sarebbe privatizzare la vigilanza e assumere architetti e archeologi, perché il nostro compito è fare tutela, non assistenza, ma evidentemente è solo un sogno. C'è la burocrazia, che frena: tra la decisione di avviare un restauro e l'inizio dei lavori ci sono 91 passaggi amministrativi. Per sistemare l'intera città ci vorrebbero 250 miliardi di vecchie lire e noi possiamo spenderne una ventina all'anno. Ci sono problemi anche con la manutenzione ordinaria. Una volta avevamo gli artigiani, che ormai sono quasi scomparsi. Ma non possiamo assumerne altri e neppure affidarci a esterni. I sindacati sono contrari, perché il loro obiettivo è lo sblocco delle assunzioni». «Tenendo conto di tutti questi vincoli aggiunge Guzzo non sono scontentissimo. I pali nel Tempio di Venere sono una vergogna, che prima o poi li emineremo. Intanto stanno per partire i lavori di restauro dell'Antiquarium, danneggiato dai bombardamenti del '43. E poi spero nei regolamenti attuativi della riforma Urbani». Anche Guzzo, come Lombardi, vorrebbe un superamento dell'attuale bicefalia. Ma, sa va sans dire, a favore del Soprintendente.
Pompei. Parla il Soprintendente Giovanni Guzzo
La Pompei archeologica ha un'estensione di 66 ettari, ma solo il 30% è visitabile. Gli scavi hanno portato alla luce 44 strutture, ma molte sono chiuse a causa di problemi di restauro e manutenzione. Il Soprintendente Giovanni Guzzo afferma che il 14% della città è aperto al pubblico, ma che ci sono vincoli che frenano la visita. La Soprintendenza ha lo stesso personale tecnico del 1997, ma con l'autonomia può spendere di più. Tuttavia, la burocrazia e i sindacati ostacolano la manutenzione ordinaria e la possibilità di assumere nuovi artigiani.
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