Percorsi di legalità Le iniziative anti-pizzo del Comune vesuviano e le denunce dei commercianti chi denuncia il racket non paga i tributi comunali per tre anni. Lo ha stabilito la giunta guidata da Nino Daniele qualche mese fa, ma la previsione è diventata una norma del regolamento dei tributi dell'ente il giorno dell'anniversario della strage dei Capaci, il 23 maggio. «Un premio al coraggio», spiega il sindaco della cittadina vesuviana, «perché sappiamo bene che sottrarsi alla paura e alle minacce dei clan non è una scelta semplice, e perché l'imprenditore, o il commerciante, che vive questo momento così duro va supportato, anche economicamente ». Una norma alla quale fa da contraltare, e completamento, quella che prevede la revoca delle autorizzazioni agli appalti per chi paga il pizzo, arrivata prima dell'analoga disposizione a livello nazionale, inserita nel Ddl per la sicurezza. Chiari segnali dell'esistenza, nella cittadina vesuviana di una strategia più ampia, sul fronte della legalità, che passa attraverso il recupero dei beni confiscati ai clan presto a corso Resina, non lontano dall'immobile che ospita «Radio Siani», aprirà una casa alloggio per rifugiati in attesa di asilo politico per arrivare al sostegno alle iniziative antiracket. Perché quella contro il «pizzo», a Ercolano, è una battaglia che sta producendo frutti importanti. Gli ultimi una settimana fa, quando le porte del carcere si sono aperte per tre esponenti del clan Ascione, tra i quali Luigi Nocerino, considerato il reggente del gruppo malavitoso. I carabinieri della Compagnia di Torre del Greco, in collaborazione con la tenenza di Ercolano, sono arrivati a lui seguendo la pista aperta dalla denuncia di tentata estorsione fatta alcuni mesi fa da due imprenditori edili titolari di cantieri attivi in città. Un'inchiesta, corroborata anche dalle dichiarazioni di un pentito, ancora aperta, che promette sviluppi importanti. Denunciano gli imprenditori, ma anche i commercianti, «che a volte per un primo contatto vengono in uno dei miei negozi», racconta Raffaella Ottaviano che dal 2006 presiede l'associazione antiracket «Ercolano per la legalità», la prima che Tano Grasso ha battezzato in provincia, «poi, per il secondo incontro, una volta preso coraggio, vengono nella nostra sede, al Mav, il Museo archeologico virtuale». Erano partiti in quattro, ma oggi i soci sono 35. Anche la signora Ottaviano, sei anni fa, ha denunciato gli uomini che avevano provato a estorcerle del denaro dicendole che li mandava «lo zio». Lei non ha perso un attimo, subito in caserma. La scorta non l'ha voluta, e addirittura, al processo, all'inizio, si è presentata senza avvocato, però racconta che si sente «più che protetta dai carabinieri, che passano continuamente per controllare che tutto vada bene, al negozio e a volte anche sotto casa». Pochi mesi dopo la denuncia della signora Ottaviano, alla guida della tenenza di Ercolano arriva Antonio Di Florio. È in quel periodo che inizia il percorso di collaborazione tra Arma, commercianti e Comune, che porta alla nascita dell'associazione antiracket. La fiducia cresce a poco a poco, e nelle mani del tenente Di Florio, al quale il sindaco Daniele nel novembre scorso ha conferito la cittadinanza onoraria, arrivano denunce anche da imprenditori delle cittadine vicine, come San Giorgio a Cremano. Oggi la battaglia per la legalità, a Ercolano, passa anche attraverso il contrasto all'abusivismo edilizio, circa quaranta abbattimenti (da piccoli manufatti a intere villette) in pochi mesi: nell'ampio spazio prima occupato da un capannone irregolare, dal 3 giugno sarà operativa una grande isola ecologica, dove i cittadini potranno depositare la loro raccolta differenziata, plastica, cartone, vetro, rifiuti ingombranti. I centocinquanta arresti degli ultimi anni fanno ben sperare, ma a Ercolano la guerra di camorra tra i clan rivali, che tra il 2004 e il 2008 ha prodotto oltre venti omicidi e ha visto scendere in campo, al fianco degli Ascione e contro il clan Birra, anche la famiglia malavitosa dei Papale e i suoi metodi estremamente aggressivi, ancora non può dirsi finita. E così, a dicembre, sulle pareti della Posta centrale, a pochi passi dagli Scavi archeologici, appaiono scritte che alludono alla faida, e poche settimane fa, sul muro dello stadio «Raffaele Solaro», le parole, in rosso, «W la camorra». Ma il sindaco non si perde d'animo e, in entrambi i casi, imbracciato un pennello, cancella con vernice bianca. Chiara Marasca
Abusivismo e racket, la battaglia di Ercolano
Il Comune di Ercolano ha stabilito una norma che prevede la revoca delle autorizzazioni agli appalti per chi paga il pizzo. Questa misura è stata introdotta per contrastare il racket del pizzo e sostenere gli imprenditori che si oppongono a questa pratica. Il sindaco della città, Nino Daniele, ha dichiarato che questa norma è un premio al coraggio per gli imprenditori che si oppongono al pizzo. Inoltre, il Comune ha anche deciso di aprire una casa alloggio per rifugiati in attesa di asilo politico. La città di Ercolano sta anche lavorando per il recupero dei beni confiscati ai clan e per contrastare l'abusivismo edilizio.
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