Boni: "Al voto in giunta". I Verdi: "Una colata di cemento" Il piano casa della Regione «dovrà essere approvato entro il 30 giugno». È questo lorientamento emerso in maggioranza, a sentire il presidente della commissione Territorio, Giovanni Bordoni (Pdl). Ma per tutto il pomeriggio di ieri cè stata incertezza sul fatto che il piano fosse portato in giunta oggi. «Certo che lo porto, ho firmato la delibera. Che problema cè?», ha assicurato alla fine lassessore al Territorio, il leghista Davide Boni. Il problema è che nelle stesse ore lassessore Romano Colozzi, interprete autorevole del pensiero di Roberto Formigoni, spiegava ai capigruppo che si sarebbe anche potuto slittare a mercoledì prossimo. Quanto al contenuto, in Lombardia si potrà ampliare fino al 20 gli edifici mono e bifamiliari non superiori a mille metri cubi. Si potranno demolire e sostituire vecchie case ma anche (è una novità rispetto agli indirizzi emersi) capannoni e cascine (più 30). Si potranno recuperare spazi inutilizzati, tipo i sottotetti. Sarà ammessa la riqualificazione delle case popolari in deroga ai piani urbanistici, sia per i Comuni sia per i privati. Infine, si potrà abbattere e ricostruire nei centri storici e nei parchi. «Insomma, si potrà fare qualsiasi cosa: una colata di cemento», sintetizza Carlo Monguzzi dei Verdi, che con Franco Mirabelli (Pd) invita la giunta ad approvare prima il Piano territoriale regionale, che definisce vincoli e criteri per tutti gli altri interventi. «In piena campagna elettorale si lancia lo slogan del "liberi tutti"», aggiunge Marco Cipriano di Sd. Qualche modifica la chiede anche Enio Moretti, leghista come Boni: «Ho perplessità sugli incrementi nei centri storici».