MARTEDÌ, 26 MAGGIO 2009 LIGURIA - Genova Sono soprattutto i numeri a giocare a favore dellalleanza delle banchine: 7,9 miliardi di tonnellate di merci trasportate via mare, in un anno, il 2008, che nella sua seconda parte aveva già imboccato il tunnel della crisi. E proprio la crisi può diventare lelemento da cui far scattare un meccanismo di rilancio. «La crisi economica rappresenta loccasione privilegiata per un rinnovamento e una ristrutturazione del sistema in chiave sostenibile - spiega Merlo - I porti e la logistica sono un business globale e sono quindi indispensabili allo sviluppo economico e sociale, ma al tempo stesso generano una serie di effetti negativi per cui la sostenibilità diventa una priorità». Da qui, la scelta di titolare levento "Orientati al mercato, ma aperti al futuro", con quel "ma" non a caso messo a dividere il mercato - il cui valore salvifico viene sempre di più messo in discussione - dal futuro. Sviluppo, quindi, non solo in termine economico, ma anche in unottica sociale, «per garantire unoccupazione imperniata su professionalità, equità, formazione e sicurezza», e ambientale «per preservare le risorse naturali e paesaggistiche e contribuire alla limitazione delle emissioni inquinanti». Premesse "alte" che non devono però distogliere dagli interrogativi di fondo dellappuntamento genovese: che succederà ai porti, e che cosa dovranno essere, rispetto a quello che sono oggi? «La sfera di influenza e il raggio dazione del porto devono potersi estendere al retroterra e ai corridoi intermodali che riguardano il porto stesso attraverso idonei strumenti normativi, gestionali e amministrativi». Certo, per farlo servono più risorse di quelle attuali, più capitali da attrarre con «strumenti di finanziamento più complessi e raffinati». La strada passa per un maggiore coinvolgimento dei privati nelle infrastrutture, operazioni di project financing che sappiano remunerare adeguatamente il capitale investito. «Un più intenso coinvolgimento dei privati e una migliore pianificazione dovranno essere perseguite - spiega Merlo - attraverso lintroduzione di buone pratiche, una maggiore certezza e una gerarchizzazione nella realizzazione degli investimenti». Ma si potrà fare tutto solo con il sostegno dei territori, con le comunità locali. In due parole, solo una vera "città portuale" potrà realizzare tutto questo. E Genova ancora non lo è. Può diventarlo, ma non lo è.
LIGURIA - alleanza delle banchine
Il porto di Genova ha trasportato 7,9 miliardi di tonnellate di merci via mare nel 2008, un numero che rappresenta un'opportunità per un rilancio economico e sociale. La crisi economica può essere un elemento per un rinnovamento e una ristrutturazione del sistema in chiave sostenibile. Il porto deve essere sviluppato in chiave sostenibile, con un focus sulla logistica, sullo sviluppo economico e sociale, e sull'ambiente. La sfera di influenza del porto deve estendersi al retroterra e ai corridoi intermodali. Per farlo, è necessario un maggiore coinvolgimento dei privati e una migliore pianificazione.
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