Confronto tra il professor Settis e il banchiere Mussari alla Scuola Normale Iniziativa promossa dalla Fondazione del consiglio regionale PISA. Tema arduo quello dei beni culturali - della loro gestione, della loro valorizzazione - al tempo della crisi globale. In una Sala Azzurra calda e gremita, all'interno del palazzo della Carovana, sede della Scuola Normale, se n'è discusso ieri su iniziativa della fondazione del consiglio regionale della Toscana, presieduta da Fabiana Angiolini. Da una parte il direttore della Normale, Salvatore Settis; dall'altra il presidente del Monte dei Paschi, Giuseppe Mussari. A coordinare il confronto il direttore del Tirreno, Bruno Manfellotto. «Dobbiamo prevedere sinergie tra pubblico e privato in questo settore», ha detto in apertura il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini. Il dibattito si è sviluppato intorno ad alcuni cardini. Per il professor Settis la spinta decisiva deve arrivare dallo Stato: è in questo modo che si possono attrarre i contributi dei privati. «Basta ricordare il discorso di un mese fa del presidente Usa Obama - ha detto -, osservare le politiche della Gran Bretagna, dove nei musei si entra gratis, o quelle francesi preannunciate da Sarkozy. A noi piacerebbe confrontarci con questi Paesi, dove si investe in cultura per cercare di uscire dalla crisi. Invece...». Non sono una soluzione le fondazioni (definite da Settis una costosa «formuletta magica»), ma lo sono vantaggi fiscali per chi investe in cultura e un pieno utilizzo dell'indotto culturale, ovvero quello che può muovere un museo o un evento. Esempio positivo di sinergia pubblicoprivato, per Settis, è il funzionamento del sistema dei Parchi della Val di Cornia. Da Mussari, intanto, un avvertimento netto: i contributi delle fondazioni bancarie sembrano destinati ad un ridimensionamento. In sostanza, «bisogna imparare a fare di più con meno». «A guardare i numeri - ha detto in conclusione Fabiana Angiolini - non si notano grandi differenze tra parti politiche negli investimenti per la cultura. In periodi di crisi questo settore è purtroppo il primo ad essere penalizzato. Occorrono segnali di maggiore attenzione».