Accelerazione delle regioni sul piano casa. Oltre alla Toscana, che ha già varato la propria legge, altre dieci regioni hannomesso apunto i disegnidi legge o le bozze di lavoro per disciplinare gli ampliamenti degli edifici e gli interventi di demolizione e ricostruzione. Il percorso legislativo non è sempre lineare - come confermano le tribolazioni del progetto di legge veneto - ma la volontà di stringere i tempi è evidente. E coincide con lo stallo che si è creato sul decreto legge di semplificazione edilizia, dopo un lungo braccio di ferro che vede contrapposti il governo e le regioni. Accanto ai disegni di legge di Umbria, Veneto e Sicilia ci sono quelli di Marche, Piemonte e Lombardia, che dovrebbero ricevere il via libera questa settimana. Senza dimenticare la provincia di Bolzano, che ha delegato il dossier-casa alla giunta. Ingrandire la propria la casa. Sì, ma come? E quanto? Le regioni stanno provando a rispondere alla domanda che migliaia di proprietari e imprese si pongono da quando - all'inizio di marzo - il presidente del consiglio ha annunciato che il piano casa avrebbe rilanciato l'edilizia. Undici regioni hanno già definito le linee generali e le bozze deitesti normativi. Di legge vera e propria per adesso ce n'è una sola, quella della Toscana, ma gli ultimi giorni fanno registrare una decisa fuga in avanti rispetto al decreto legge di semplificazione edilizia, fermo da settimane alla conferenza stato-regioni. Oltre alla Toscana, tre regioni - Veneto, Sicilia e Umbria - hanno varato in giunta un disegno di legge. E altre si aggiungeranno presto: oggi dovrebbe essere la volta di Marche e Piemonte; mentre mercoledì toccherà alla Lombardia. E sono quasi pronti anche i testi di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lazio. Senza dimenticare la provincia autonoma di Bolzano, che ha scelto di attuare il piano casa delegando alla giunta e al comuni il compito di fissare i dettagli su ampliamenti e requisiti energetici. E le altre regioni? Non restano certo a guardare - tant'è vero che sono circolate indicazioniisui possibili contenuti delle normative diPuglia e Liguria - ma aspettano di sapere cosa ci sarà nel decreto legge di semplificazione edilizia. Il quadro, infatti, è molto intricato. È vero che il 1aprile le regioni hanno siglato un'intesa con il governo impegnandosi entro 90 giorni avarare le proprie leggi per disciplinare gli ampliamenti del 20 e i lavori di demolizione e ricostruzione con premio di cubatura del 35 per cento. Ma è altrettanto vero che le mancata emanazione del decreto legge di semplificazione edilizia bloccato dal mancato accordo proprio tra stato e regioni - lascia aperta un'incognita su alcune questioni chiave, come i lavori senza Dia e le valutazione ambientale strategica. E sullo sfondo restano due richieste forti da parte delle regioni, ribadite dalla presidente dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti, che coordina il dossier-casa per la conferenza delle regioni: «La possibilità di assumere personale tecnico per effettuare i controlli antisismici e l'estensione del bonus del 55 sugli interventi di messa in sicurezza degli edifici, che non può essere limitato all'Appennino centrale». In attesa che il decreto legge veda la luce, la normativa toscana e i disegni di legge regionale finora messi a punto consentono di capire dove e come sarà possibile intervenire sugli immobili. Anche se è bene non sottovalutare i possibili intoppi nell'iter legislativo. Il Veneto è stato il primo a varare un disegno di legge, ma la scorsa settimana la discussione è stata rinviata al 22 giugno. «Colpa dei 2400 emendamenti presentati dall'opposizione, che ci faranno perdere un mese - commenta il relatore Tiziano Zigiotto -. D'altra parte in Veneto non si può porre la fiducia e quindi lavoreremo per trovare un accordo, cosa che dopo le elezioni sarà più semplice». Confrontando gli articolati finora disponibili, le maggiori differenze riguardano la percentuale di incremento - commisurata a seconda dei casi sul volume o sulla superficie esistente - e gli standard energetici richiesti per dare il via ai lavori. La formula meno esigente, sotto quest'ultimo profilo, sembra essere quella veneta, mentre la soluzione toscana fissa requisiti stringenti. Altri aspetti delicati riguardano gli sconti sugli oneri di urbanizzazione (Veneto e Sicilia le più generose), la possibilità di intervenire sugli immobili a uso diverso di quello residenziale (che in Umbria è legata a piani di riqualificazione delle aree industriali) e l'applicazione delle nuove regole alle aree di pregio paesaggistico e ai centri storici (scelta che il Veneto lascia ai comuni). Ma il difficile è capire dove si potrà effettivamente intervenire, alla luce delle norme regionali e comunali. Un nodo che potrà essere sciolto solo analizzando i testi di legge definitivi, come dimostra il caso della legge toscana.