domenica 24.05.2009 Il riformista L'Arco di Costantino usato a mo' di porta non era forse una grandissima idea. Per l'occasione, il Uefa Champions Festival Colosseum - gente che si appassiona a guardare gente che insegue un pallone - Michel Platini, poeta della sfera di cuoio che per il football ha fatto quanto Vespasiano per Roma, aveva scorto nel Colosseo la scenografia ideale per i suoi campetti volanti. Due pesi massimi, due elefanti del sapere italico, Andrea Carandini e Salvatore Settis - l'uno presidente in pectore, l'altro uscente, del Consiglio superiore dei Beni culturali - uomini inarrivabili per cultura e scienza, hanno abbracciato con incontenibile entusiasmo l'iniziativa. Stritolandola. Per Carandini l'importanza del luogo va spiegata «attraverso una didattica adeguata. Che non è certo quella delle ricostruzioni spettacolari, dei parchi a tema, delle pagliacciate in costume ... senza parlare della cattiva pubblicità del Colosseo trasformato in centro sportivo agli occhi delle migliaia di visitatori italiani e stranieri... dobbiamo valorizzare il nostro patrimonio». Rimbomba Settis, liricamente offeso: «Stand gastronomici, grappoli di gabinetti chimici, megaschermi con pubblicità, son et lumière, e un'azione di guerrilla marketing finalmente un po' di modernità, finalmente sconfitti i nostalgici che vedono nella tutela dei monumenti un dovere civile». Capirete che è più facile far revisionismo sulla Resistenza che obiettare qualcosa a tali autorità ma l'essere profani aiuta. Se «Roma fa pensare a quel giovanotto che vive mostrando il cadavere della nonna ai turisti» - James Joyce - le nonne non si prendono a pallonate. Quindi calcio niente, d'accordo. Però non si capisce bene cosa bisogna fare con questo patrimonio. I manager a gestirlo? No! Eventi intorno? Pochi, pochi e non di popolo (da quando è diventato berlusconiano è un sacco rozzo). Rievocazioni? Giammai! Pubblicità? Ecchesiammatti! Peccato che senza i Rucellai - mercanti - e il loro simbolo intarsiato sulla facciata mica avremmo Santa Maria Novella. Togli la vanità presenzialista d'infilarsi con profili e sagome oranti al cospetto di madonne e santi - fa pure rima - e ti saluto mecenatismo rinascimentale. Però, dispiace all'orfano del Principe, ma oggi vi beccate il Popolo (non quello che avreste voluto ma quello che c'è). E purtroppo con le masse, che si sostanziano di consumi, bisognerebbe fare i conti. Dopo averle chiamate in ogni modo infatti, in democrazia, occorrerebbe ascoltarle. I nostri avi, quelli che c'hanno lasciato il medagliere - la sala delle Coppe dei monumenti che mostrano il loro successo e ci appartiene, moralmente, poco più che la Gioconda ai francesi - forse sorriderebbero. Essendo gente più pratica dei discendenti - non a caso han tirato su un Impero - guarderebbero a questi smidollati che non fanno guerre, non vincono nel denaro, non s'impongono nella civiltà ma fermano ogni loro vita presente nel lucidare (male) la vetrinetta degli antichi come a degli inconcludenti. Gente poi che si emoziona di fronte ad ogni reperto senza distinguere, scegliere, rinunciare come se tra mille anni si bloccasse un cantiere per il ritrovamento della cucina di Malgioglio nel dubbio fosse di Visconti. Comunque, tendenzialmente, per sottrarre "la collezione" all'oblio della storia occorrerebbero due cose: che interessi a qualcuno - molto si salvò per funzione. La Curia e il Pantheon sarebbero giunti a noi se non si fossero trasformati in chiese? - e che il qualcuno trovi i soldi per farlo. L'area dei Fori, spiaggiata e sfarinata nei secoli senza tutela, tra saccheggi, abbandoni, sfruttamenti fu riassettata da leader politici che non starebbero nel Pantheon del Pd (ma nemmeno più in quello di Fini). Molti di quei luoghi rimandano a crudeltà e violenze che appassirebbero l'entusiasmo etico del turista politicamente corretto (non meno dell'intellettuale, del sindacalista, dell'animalista, del difensore dei diritti civili o dei beni artistici, correttissimo). Essendo poi il nostro avo un signore la cui sensibilità estetica muoveva tra quella di un Abravomich e un Roberto Cavalli dei nostri tempi se rivedesse i suoi templi, oggi, li considererebbe una Punta Perotti, un abuso edilizio incompiuto. Concorderebbe con De Dominicis - Gino, l'artista - che i mosaici, le statue, i marmi dovrebbero tornare al loro posto, almeno un pezzo, per dare un'idea di cosa c'era e direbbe ad Aymonino - l'architetto - di rifare il colosso (perché senza Colosso quella cosa dovrebbe tornare a chiamarsi anfiteatro, Flavio, e non Colosseo). Come appassionare, "formare", dunque questi zotici contemporanei? Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana, s'invaghì dello Spazio grazie a Star Trek. Marco, figlio di un caro amico, è sprofondato nella storia grazie al Gladiatore. Non conta tanto da dove entri (quella tv e quel cinema stanno a scienza e storia quanto Rocco Siffredi alla castità) ma dove poi vai. E se i parchi tematici - per la scienza, per l'arte e per la storia - fossero un'opportunità per accendere una fascinazione o i desideri del turismo internazionale, perché sbertucciarli? Cosa ci sarebbe di osceno dal ricavarne aiuti per la tutela delle opere? Altrimenti i nostri giacimenti culturali - la Gazprom di Bondi - più che di ricchezza diventeranno sinonimo di oleosa decomposizione della memoria. Nonna inclusa. lucaiosi.it
Che avrebbe detto Settis 2000 anni fa del Colosseo?
Il giornale "L'Arco di Costantino" critica la gestione del Colosseo da parte del Uefa Champions Festival. Il presidente del Uefa, Michel Platini, ha scelto il Colosseo come sede per il festival, ma il giornale sostiene che questo non è un'idea grandiosa. I due pesi massimi, Andrea Carandini e Salvatore Settis, hanno abbracciato l'iniziativa, ma il giornale sostiene che la didattica adeguata è necessaria per valorizzare il patrimonio culturale del Colosseo. Il giornale critica anche la presenza di stand gastronomici, grappoli di gabinetti chimici e pubblicità, che considera osceno.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo