È stato presentato un approfondito volume di studi curato da Saggioro e Varanini «Ci sono i presupposti perché questo luogo diventi il cuore dell'archeologia medioevale italiana. Sono entusiasta e lo si capisce, ma se io fossi in voi insisterei con le ricerche e gli scavi: il castello di Illasi rappresenta un microcosmo della signoria locale ma prelude a qualcosa di grande». Non ha dubbi Andrea Augenti, medievalista dell'università di Bologna, sede di Ravenna, chiamato all'Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona a presentare il volume curato da Fabio Saggioro e Gian Maria Varanini (Il castello di Illasi. Ricerche storiche e archeologiche. Secoli X-XV, Bretschneider editore) che condensa in oltre 200 pagine cinque anni di lavoro archeologico e di indagini archivistiche. «Quando ho visto il castello la prima volta, un anno e mezzo, fa sono rimasto impressionato dall'imponenza che ha pochi confronti nel nostro paese», ha proseguito Augenti, analizzando con un breve excursus l'origine dei castelli nel X secolo. «Gli scavi confermano la presenza di villaggi precedenti alla loro costruzione e questo ci spinge a preferire come nascita l'ipotesi più recente che li vede non come fondazioni signorili, ma un rinnovamento e un ridisegno di insediamenti preesistenti», ha spiegato il docente, richiamando Riccardo Francovich che per primo formulò questa ipotesi basandosi sullo studio dei castelli toscani. Il volume preso in esame bilancia archeologia e indagine archivistica, storia locale e prospettiva più allargata, evitando facili trappole e attenendosi con rigore al dato certo trovato, ottimo banco di prova di indagine ed equilibrio fra fonti scritte e archeologiche. Prosegue: «La fortuna di aver avuto una giovane direzione dei lavori di scavo ha permesso l'utilizzo di tecnologie all'avanguardia al punto da renderlo il più moderno degli scavi: adesso la vera scommessa è di valorizzare l'edificio come merita reinserendolo nel tessuto del territorio, da simbolo di coercizione a elemento di identità». Varanini ha confermato la presenza di tracce di abitazioni nel recinto del castello, primo nucleo del «vicus» che via via è migrato verso il fondovalle dando origine al paese e riservando nel tempo al castello, dalla seconda metà del XIII secolo, la funzione di residenza di guarnigione militare. Giuseppe Trabucchi, il quale negli anni di mandato da sindaco aveva seguito tutta l'impresa, ha tenuto a precisare: «Il risultato non è un fatto semplicemente culturale e storico, ma dinamico perché non è solo il castello a essere svelato ma siamo noi stessi a scoprire che la sua storia fa parte della nostra identità, è un simbolo e un faro del paesaggio da cui nessun urbanista può prescindere».
ILLASI. Il castello nasconde altri segreti preziosi
Un volume di studi curato da Saggioro e Varanini è stato presentato. Il castello di Illasi è stato oggetto di ricerche archeologiche e storiche. L'archeologo Andrea Augenti ha espresso entusiasmo per il progetto e ha sottolineato l'importanza del castello come simbolo della signoria locale. Augenti ha analizzato gli scavi e ha confermato la presenza di villaggi precedenti alla costruzione del castello. Ha anche sottolineato l'importanza di valorizzare l'edificio come merita, reinserendolo nel tessuto del territorio. Il volume bilancia archeologia e storia locale con una prospettiva più allargata.
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