Parliamo della ragione per la quale non si può più aspettare e non è tollerabile quello che vediamo quotidianamente. Quello che vediamo è una straordinaria e infinita quantità di monumenti, che sono nelle grandi città come nei piccoli paesi. Nelle città grandi i rischi gravi (...) vengono dagli architetti, grandi architetti internazionali che fanno concorsi, li vincono, e sempre con progetti inadeguati, il cui autore ha un nome che sembra una garanzia per sovrintendenti, sindaci, assessori. Questo vale per Roma, per Milano, per Firenze, per le grandi città, per Bologna. Nelle piccole città accade qualcosa di altrettanto grave e tragico, perché agiscono architetti di minore nome in rapporto con assessori e sindaci di modesto valore. Li fanno lavorare ad arredi urbani, a illuminazioni, a piazze in cui, naturalmente, la loro modesta sensibilità e cultura architettonica portano a esiti catastrofici, come per esempio nel paese di Cisterna di Latina. Cisterna di Latina è un luogo meraviglioso, o sarebbe tale, soprattutto per la frazione di Ninfa, che è un paradiso straordinario. Ninfa è una proprietà privata detta Fondazione Caetani, che prova come il privato possa comportarsi come il pubblico, nel senso che le parole privato e pubblico non possono essere intese come «proprietà di», ma devono essere intese in questo senso: «pubblico» è un valore di cui occorre avere la coscienza, la coscienza del bene fa sì che lo si conservi e magari lo si faccia anche conoscere a tutti. Può capitare che il proprietario di un palazzo, di una villa, di un giardino, abbia, nella consapevolezza di quel bene, uno spirito di tutela che lo fa essere «lo Stato», perché garantisce che quel luogo non perda la sua integrità. Il demanio pubblico salvaguarda comunque quei beni, che non possono essere toccati. Se invece si hanno beni privati, arriva qualcuno che li vuole sfruttare e che pensa di valorizzarli, che fa un albergo a dieci piani, che fa un villaggio che magari chiama «II Bagaglino», che fa solo cose che servono per rendere comodo un luogo bello, e alla fine, invece, lo umiliano. Il critico de Il Secolo d'Italia che recensisce il mio libro «Un Paese sfigurato» arriva a sfiorare la stroncatura, quindi non posso che guardarlo con ammirazione perché, scrivendo su un giornale che non ha una grande antipatia per me, affrontando un «mostro sacro» come io sono, si permette di fare una serie di critiche che io accetto, perché questa è la funzione della recensione. Dice alcune cose, ovviamente sbagliate, criticando la mia posizione, una delle quali è che io non sarei stato a vedere le gocce a Bologna perché le segnalo distanti venti passi dal Nettuno di Giambologna. Sono effettivamente a cinquanta passi, ma era un'abbreviazione per dire che comunque non vanno bene in quel luogo, perché alterano un sistema chiuso che non va modificato con nessun inserimento moderno. Quindi, ho ben visto quel luogo e lo critico a ragion veduta. Così anche il mio intervento molto duro su piazza Cadorna, a Milano, dove l'architetto Gae Aulenti ha costruito l'edificio delle ferrovie nord e, insieme allo scultore e artista Oldenburg, ha posto una fontana che, in sé così bizzarra, deve pur essere guardata con qualche attenzione. La cosa grave è, invece, che l'architettura di Gae Aulenti, le pensiline, sia quelle che vengono sulla piazza sia quelle che stanno sulla parte retrostante, inserite fra due palazzi del primo Novecento, sono del tutto disarmoniche e prive di rapporti spaziali, di rapporti di equilibrio, di rapporti di misura, con la piazza. Contrariamente a quello che pensa il critico de Secolo d'Italia, la piazza ha una forma che viene deformata, alterata, da questo loggiato che avanza e che quindi toglie una parte della strada e ne deforma la struttura. L'edificio voluto da Gae Aulenti non ha nessun rapporto con gli altri circostanti. È un'azione che non trova giustificazione perché si interviene come se si costruisse nel deserto. Questo atteggiamento di Gae Aulenti (che presuppone una ipervalutazione dell'atto progettuale, il quale in sé può anche essere giudicato positivamente, ma non funziona in quel contesto) è in realtà la ragione della mia critica. Proprio perché sono stato in quel luogo, e ho visto la pensilina anche nella parte posteriore che si insinua con un motivo, che sarà pure originale dell'architetto, fra due edifici, ignorando le modanature, le finestre, le porte, gli edifici umbertini, che vengono totalmente «negati» da questo intervento prepotente e intrusivo.
La provincia degli architetti guastatori
L'autore critica la mancanza di sensibilità e cultura architettonica nei progetti di architetti internazionali che vincono concorsi per le grandi città italiane. Questo porta a esiti catastrofici, come ad esempio la piazza Cadorna a Milano, dove l'edificio delle ferrovie nord di Gae Aulenti è disarmonico e privo di rapporti spaziali con la piazza. L'autore sostiene che l'architetto non ha considerato le modanature, le finestre, le porte e gli edifici storici circostanti, ignorando le regole architettoniche tradizionali. L'autore critica anche la costruzione di alberghi e villaggi privati che alterano il carattere di luoghi belli, come il paese di Ninfa.
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