Il territorio italiano accoglie, accanto a un numero eccessivo di istituzioni politiche, un'altrettanta numerosa e spesso inutile pattuglia di enti pubblici. Non c'è dubbio che occorre razionalizzare un sistema che in alcuni casi produce servizi destinati unicamente a riprodurre i suoi gestori. Mettere mano a qualsiasi razionalizzazione significa inevitabilmente toccare interessi e inerzie di piccole o grandi sottocorporazioni, la quali, tutte, nessuna esclusa, difendono, naturalmente in nome di alti principi, la loro speciale unicità. Tutto questo fino a quando qualcuno comincia a tagliare dall'alto, spesso senza competenze e con il piglio che viene da un'ideologia di seconda mano, ridisegnando mappe casuali, che poco hanno a che fare con i contenuti e le esigenze reali dei cittadini. Esemplare la recente vicenda della localizzazione delle Soprintendenze in Campania. Salerno, per usare il linguaggio di Vincenzo De Luca, è stata scippata sia di quella dei beni artistici, spostata a Napoli, che di quella dei beni paesaggistici e ambientali, spostata a Caserta. Purtroppo, a rimetterci non sono tanto le corporazioni che ingessano le istituzioni pubbliche, ma i bisogni legittimi dei territori e di chi vorrebbe viverci decentemente. Il consueto richiamo del sindaco agli interessi di Salerno e della sua provincia, mai come questa volta, è fondatissimo. Qui non si tratta di difendere, con animo provinciale, lo jus loci. Lasciamo da parte i beni culturali. Sull'opportunità di aggregare i suoi uffici, sparsi sul territorio della Campania, si può discutere. Dannosissima, al contrario, è la decisione di privare Salerno della Soprintendenza ai Beni paesaggistici e ambientali. Il Salernitano è vastissimo. L'estrema varietà del suo territorio richiede, a differenza di altre aree della Campania e del Mezzogiorno, una forte presenza locale delle istituzioni. Come si fa a non condividere la preoccupazione di De Luca, quando dice che l'allontanamento dal territorio degli organi di controllo finirà per agevolare l'abusivismo? Già, adesso, nonostante il puntiglio, a volte ossessivo, degli uffici salernitani, è difficile controllare la voglia del mattone a tutti i costi, tanto diffusa nella nostra provincia. Non c'è dubbio che la macchina degli uffici e delle istituzioni periferiche dello Stato vada riorganizzata. Ma riorganizzare significa, qualche volta, addirittura rafforzare le competenze locali, come dovrebbe suggerire la diffusa retorica federalista. Riorganizzare, con razionalità, significa conoscere ogni singolo caso e, quindi, intervenire in modo selettivo. Nel nostro caso ci si trova di fronte a una realtà pulviscolare e frammentata, che ha bisogno di centri di decisione a portata di mano. L'area che da Punta della Campanella si spinge sul mare fino a Sapri, attraversando due golfi, mentre all'interno percorre valli e monti che hanno la tipica asprezza dell'Appennino, avrebbe bisogno più di una sola istituzione chiamata a governare l'ambiente. Altro che dislocazione a Caserta: qui si tratta di un caso specifico, osservato senza pregiudizi paesani.