PORTOVENERE. «È un giorno fondamentale per Portovenere e per tutta la provincia della Spezia. Adesso non saremo più nella top five degli ecomostri». E' sollevato, il sindaco Massimo Nardini: le polemiche che hanno avvelenato la vigilia dell'addio allo Scheletrone sono poca cosa di fronte alla nuvola di fumo e al boato che ha fatto crollare l'ecomostro da 8.000 metri cubi. Sono bastati 50 chili di esplosivo, suddiviso in 672 microcariche inserite nei pilastri del manufatto, per cancellare la bruttura simbolo dal 1971 della speculazione edilizia lungo la costa del Goffo dei Poeti. Il botto è avvenuto alle 10: a godersi lo spettacolo autorità, cittadini, turisti, scolaresche e ambientalisti, piazzati lungo la Calata Doria e di fronte alla Palmaria per seguire in diretta 1' evento. «E' un momento storico. - commenta Claudio Burlando, presidente della Regione Le polemiche non rovinano di certo questa giornata, mi spiace che non tutti siano qui con noi a condividere la demolizione di uno scempio contro il quale a lungo non è stato fatto nulla». Polemiche che gli assessori regionali Renzo Guccinelli ed Enrico Vesco, insieme al consigliere Moreno Veschi, definiscono strumentali . Non passa sotto silenzio l'assenza del ministro per i beni culturali Sandro Bondi, che, pur soddisfatto dell'abbattimento, non ha voluto partecipare a quella che definisce un'iniziativa politica. Anche il consigliere regionale Pdl Luigi Morgillo torna alla carica: «E' un crollo soltanto parziale: una parte consistente è rimasta in piedi, non comprendo. Forse per completare l'opera Burlando si è conservato un secondo botto in vista della campagna elettorale»