Ottomila metri cubi di cemento selvaggio, al suo posto sorgerà un centro ambientale Almeno altri quattro attendono Lo chiamavano Scheletrone. Un ecomostro a gradoni costruito nel 1968 utilizzando ottomila metri cubi di cemento selvaggio con l'obiettivo di fame alloggi in multiproprietà nell'isola di Palmaria, davanti a Porto Venere (Sp). Negli anni 80, abbandonato a se stesso nel centro di furiose polemiche ambientaliste che lo inserivano nella lista dei cinque peggiori turpi edifici mai concepiti sul suolo italiano, rischiò di diventare un hotel con giardini e piscina. Luogo ideale, visto che sorge sul fianco sfregiato dell'isola, la più grande del cosiddetto Golfo dei Poeti e separata dalla costa ligure da poche centinaia di metri. Nel 1999 annunciavano già l'abbattimento, eppure soltanto nel soleggiato mattino di ieri quarantacinque chilogrammi di esplosivo lo hanno finalmente sgretolato davanti agli occhi entusiasti dell'intera amministrazione ligure: il presidente della Regione, Claudio Burlando, il sindaco di Porto Venere, il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, il prefetto di La Spezia e vari assessori regionali. Mancava, nonostante l'invito, il ministro Sandro Bondi, probabilmente trattenuto da opportunità politica: l'abbattimento dello Scheletrone è vissuto dal centrodestra locale come uno spot elettorale gratuito architettato dal Partito democratico in vista delle europee del 6 e 7 giugno. «Una giornata storica» commenta Burlando, incurante delle polemiche. Una giornata storica davvero, sono passati oltre quarant'anni e la battaglia per l'abbattimento ha logorato certamente gli animi. Ora, sempre secondo i progetti regionali, al suo posto verrà concepito un centro ambientale che accoglierà ragazzi e amanti della natura. Per la felicità Legambiente ha voluto stampare delle magliette con l'immagine della costruzione, che a suo tempo venne autorizzata anche dalla Soprintendenza ai monumenti della Liguria e dallo stesso sindaco di Portovenere. Nel 1971 il pretore di La Spezia scopre che la costruzione, ovvero due edifici a gradoni con ascensore e piscina per turisti-proprietari, non aveva rispettato il progetto iniziale. E dunque scatta il primo sequestro dello Scheletrone e, un anno dopo, anche della licenza edilizia. Il dissequestro interviene quasi subito ma nessuno acquisterà mai un alloggio, e nel 1982 ecco cambiare le finalità dell'opera: sarà un hotel di lusso con vista mare, splendida cornice. Non va in porto nemmeno quello, e nel frattempo la proprietà chiede condoni su condoni: sempre rigettati. Alla bruttezza fisica si aggiunge il degrado: lo scheletro abbandonato in cemento e acciaio accumula rifiuti. La prima ordinanza di demolizione risale al 2002, ovvero trentaquattro anni dopo la prima pietra; per il Tar accoglie il ricorso della proprietà che, dopotutto, aveva le carte in regola rilasciate dalle amministrazioni. Per salvare il salvabile, il cosiddetto ecomostro si presta persino ad un progetto di recupero che mira a mantenere soltanto una parte del cemento ormai colato. Nemmeno così. Nel 2007 finalmente, Comune e Regione sono d'accordo per la demolizione completa e il recupero dell'area in senso ambientalista. Carte, burocrazia, i soliti tempi lunghi, e infine le cariche esplosive. Secondo il sindaco di Porto Venere, Massimo Nardini, entro l'estate verranno eliminati i detriti conseguenti all'abbattimenti, e per l'autunno dovrebbero cominciare le opere di riqualificazione. Dopo lo Scheletrone restano da abbattere altri quattro ecomostri: l'albergo di Alimuri a Vico Equense (Na), le palazzine di Lido Rossello a Realmonte (Agrigento), la palafitta di Falema (Cz) e il villaggio di Torre Mileto a Lesina (Foggia).
Dopo quarant'anni di battaglie abbattuto l'ecomostro di Palmaria
Lo Scheletrone, un ecomostro a gradoni costruito nel 1968 sull'isola di Palmaria, è stato finalmente abbattuto con quarantacinque chilogrammi di esplosivo. La struttura, che era stata oggetto di polemiche ambientaliste negli anni '80, rischiò di diventare un hotel con giardini e piscina, ma la sua demolizione è stata realizzata dopo oltre quarant'anni di lotta. Il centrodestra locale ha visto l'abbattimento come uno spot elettorale gratuito. Al suo posto verrà costruito un centro ambientale che accoglierà ragazzi e amanti della natura.
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