Viaggio nell'area archeologica, tra incuria, abusivismo e regole non rispettate. Dove infuria anche una sottile guerra istituzionale. Nel silenzio del nuovo commissario Fiori Nuove eruzioni senza lava minacciano le rovine dell'antica città di Pompei. E monumenti, templi e botteghe agonizzano. L'area archeologica è malata. Afflitta da incuria, abbandono e degrado. Basta una passeggiata tra le vie della città romana per trovarsi davanti scenari desolanti. Molte strutture sono coperte da vegetazione rampicante, creando seri problemi statici ai resti archeologici; le coperture di alcune case sono fatte in maniera approssimativa e i dipinti sbiadiscono perché non protetti. Dentro gli scavi ci sono molti luoghi chiusi o trascurati, i cani randagi razzolano indisturbati, l'abusivismo regna sovrano. Il caso delle Lupanare, antichi bordelli della città romana, è emblematico. Riaperte al pubblico nel 2006, dopo il restauro e la messa in sicurezza finanziati da una fondazione no profit di Torino, la Compagnia di San Paolo, oggi sono uno dei luoghi più visitati della città. In realtà lo erano anche prima. Per entrare, come testimoniano numerose persone, bastava pagare una mancia ai custodi. In questo modo, le porte dell'antico bordello, come per magia, si aprivano insieme con gli affreschi di scene erotiche e i letti in pietra utilizzati dalle lupe per amoreggiare con i clienti. Il problema ora resta la conservazione. L'area delle Lupanare è stata dotata di un sistema per il rilevamento delle presenze, con sensori a raggi infrarossi: due cellule, all'ingresso e all'uscita, che emettono un segnale di allarme. Per norma non potrebbero entrare contemporaneamente più di sette persone. Ma come verificato da Left, il sistema non funziona, la vigilanza è carente e le comitive entrano in massa, scattando fotografie con il flash. Inoltre sono stati riscontrati atti vandalici, come scritte sui muri. Nel Grand tour dell'abbandono, varie iscrizioni leggibili fino a pochi anni fa ora si vedono appena. Pare anche che non avvenga nemmeno la manutenzione ordinaria: gli affreschi sono pieni di polvere, mancano le tettoie per proteggerli dalle intemperie, oppure, quando esistono, sono fatte in modo approssimativo. I sistemi di deumidificazione dell'aria sono carenti e la temperatura non viene mantenuta costante. Va detto per che le strade sono pulite e l'erba viene tagliata. Un piccolo e lento passo in avanti. Fuori le mura la situazione non è migliore. In tutti questi anni non è mai stato costruito un adeguato parcheggio. Improvvisati posteggiatori spesso intimidiscono i turisti, mentre lungo le mura è tutto un pullulare di bancarelle. Per lasciare l'auto non esiste una tariffa, come del resto avviene per le visite guidate, per le quali una esisterebbe ma non viene applicata. Intanto, Pompei viene trattata come una calamità naturale, visto che il governo ha deciso di nominare un commissario. Nel luglio scorso era stato scelto l'ex prefetto di Napoli Renato Profili, che sarebbe dovuto rimanere in carica per un anno ma è stato invece sostituito dopo sette mesi. I suoi primi provvedimenti sono stati la costruzione di copertura per la Casa dei Vettii , il restauro degli affreschi degli Amorini dorati, nuove aperture delle domus chiuse al pubblico, fontanelle e servizi igienici. Però, per gli Amorini dorati , nonostante il finanziamento dell'Unione europea del 2002, i lavori sono fermi. «Aprono i cantieri ma poi finiscono i soldi e tutto si blocca», conferma un custode. Il dipendente spalanca a Left le porte di una delle tante case chiuse al pubblico per lavori. Dentro, abbandono, sporcizia e impalcature inutilizzate. Eppure Pompei, che dal 1997 con la legge 352 ha avuto l'autonomia gestionale, potrebbe essere una miniera d'oro. Gli introiti sono passati dai circa 2,5 milioni di euro ai 33 milioni delle ultime gestioni. Soldi che, per più dell'80 per cento, derivano dalla vendita dei biglietti di ingresso e dai servizi aggiuntivi: audio guide, punti ristoro e bookshop. Ora, però, la torta è passata nelle mani del governo che con il commissariamento ha prosciugato, in un colpo, con l'ordinanza 3692, le casse della soprintendenza, per cui 40 milioni di euro sono stati trasferiti in quelle del commissario. Pompei, con il soprintendente Pier Giovanni Guzzo, in carica dal 1994, aveva cambiato faccia. Durante l'era Profili, però, tra i due ci sono stati dei conflitti per questioni di metodo e differenze di approccio dovute alla loro diversa formazione. Poi, superate le divergenze, i due si erano trovati d'accordo nella gestione e nei restauri dell'area. Nemmeno il tempo di iniziare, e il prefetto Renato Profili è stato sostituito da Marcello Fiori, fortemente voluto dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. L'ex commissario, appena insediato, aveva subito disposto la chiusura del ristorante abusivo, gestito da oltre cinquant'anni dalla Società fratelli Italiano che aveva accumulato negli anni rilevanti morosità. Il proprietario, Giovanni Italiano, protestò per la chiusura del suo locale avvalendosi di un agguerrito collegio di difesa del quale fa parte anche il sindaco di Pompei, Claudio DAlessio. Alla fine, il prefetto Profili aveva deciso di indire una gara d'appalto. A marzo, però, le Fiamme gialle di Torre Annunziata, in seguito a un esposto anonimo, hanno avviato un'indagine conoscitiva sulla gestione di questi appalti. Al momento nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati ma nel frattempo sono stati messi i sigilli e la stagione estiva è a rischio. Un grande business, quello dei punti ristoro. Solo Autogrill, che il 2 febbraio scorso ha ottenuto la concessione per il servizio di ristorazione Casa Bacco, avrebbe dovuto versare alla soprintendenza 35mila euro al mese. L'affidamento della Casina dell'Aquila, che invece è stato vinto dalla società Mediterranea di Mazara del Vallo, vale l5mila euro al mese e prevede la possibilità di aprire oltre l'orario per matrimoni e comunioni. «In questa storia ci sono troppi angoli oscuri che vanno dalla politica alla gestione degli scavi», afferma Luigi Necco, giornalista, appassionato di archeologia ed ex portavoce di Profili. Intanto, il nuovo commissario Marcello Fiori insediato a marzo, pur interpellato, non ha ancora voluto esprimere la sua opinione sul futuro di Pompei. CALO VISITATORI Stagione in bilico A Pompei la stagione si mette male, se prendiamo In considerazione le ultime cifre Inerenti la Settimana della cultura . Nel 2007 visitatori erano stati 105.256; in questa edizione 2009, che si è svolta dal 18 al 26 aprile, sono scesi a 86.533 contro quasi 226nu1a del Colosseo. Questo nonostante la manifestazione del ministero dei Beni culturali, che ha consentito l'ingresso gratuito alle bellezze d'Italia, abbia registrato in termini assoluti un incremento di visitatori del 30 per cento rispetto al 2008. La soprintendenza di Pompei aveva già lanciato l'allarme, numeri alla mano, riportando le tendenze negative registrate negli ultimi cinque anni.