Il soprintendente per i Beni archeologici di Napoli interviene sul commissariamento: «Prelevati 40 milioni destinati alla tutela» Sulla situazione degli scavi abbiamo sentito il soprintendente per i Beni archeologici di Napoli e Pompei Pietro Giovanni Guzzo. Perché il sistema del commissariamento viene usato anche per i beni culturali? Ce lo siamo chiesto tutti e non abbiamo ancora trovato una risposta. Comunque, ritengo che come atto di governo vada rispettato. E adesso qual è il ruolo della Soprintendenza? Il nostro ruolo è rimasto inalterato, nel senso che la nostra funzione principale, cioè quella della tutela, non è stata assegnata in deroga ai commissari. Tuttavia bisogna per dire che con questi provvedimenti governativi sono stati prelevati dalle casse della soprintendenza 40 milioni di euro destinati alla tutela dei monumenti. Per questo motivo la nostra è una situazione finanziaria gravemente deficitaria. Inoltre, il commissario per il momento non ha fatto altro che assumere e recepire gran parte del programma della soprintendenza. Con ciò sono legittimato a supporre che il programma in precedenza elaborato da noi qui alla soprintendenza era tale da far fronte alla conservazione dell'area archeologica Quali sono oggi i problemi di Pompei? Tantissimi, ma quello principale è la sua conservazione, in quanto ampie zone dell'area archeologica sono alla luce dal XVIII secolo e quindi sono state sottoposte, in più di due secoli e mezzo, al degrado atmosferico e alle scosse sismiche. La zona riportata in sicurezza, poi, non è interamente visitabile in quanto parallelamente si è ridotto il numero degli addetti alla vigilanza a causa del mancato rimpiazzo dei pensionamenti. Mediamente abbiamo in servizio 25 custodi la mattina e 27 il pomeriggio. L'area visitabile è di circa mezzo milione di metri quadrati, con questo personale ci risulta impossibile fare di più. E la pressione della camorra? Da diversi anni, proprio per far fronte a questo problema, abbiamo sottoscritto il Protocollo di legalità della prefettura di Napoli e, quindi, oggi tutti gli appalti vengono sottoposti all'apposito ufficio anticriminalità. È vero che ci sono state delle intimidazioni? Nel marzo del 2007 è misteriosamente crollata una colonna. Un episodio ancora non chiarito dalle indagini. Perché il sito che fa più visitatori in Italia versa in condizioni così gravi? Fino al 1997 la soprintendenza di Pompei disponeva di una somma finanziata dal ministero dei Beni culturali di soli 3 o 4 milioni di lire l'anno. Con questi fondi occorreva provvedere anche a Ercolano, Stabia, Oplonti, Boscoreale e tutte le altre zone archeologiche minori. Da questa carenza finanziaria derivano molti dei problemi di oggi. Poi dal 1997, grazie alla legge 352, alla soprintendenza è stata data l'autonomia finanziaria con la quale ci hanno messo nelle condizioni di procedere con lavori molto più significativi dei precedenti che hanno portato ai risultati di cui sopra, come l'ampliamento dell'area messa in sicurezza. Con i biglietti, ogni anno incassiamo circa 20 milioni di euro. È da segnalare, però, che per un intervento globale, solamente su Pompei, sarebbero necessari almeno 270 milioni di euro. Come mal dopo tutti i soldi spesi per l'allarme delle Lupanare possono entrare anche venti persone alla volta contro le regole stabilite? Semplice: il problema è che i fili dell'allarme sono stati tagliati e, nonostante le indagini dei carabinieri, non è stato mai individuato il colpevole. Il tutto è accaduto pochi mesi dopo il montaggio del sistema. Abbiamo disposto ora il controllo da parte dei custodi ma naturalmente è tutto molto più difficile.