La polemica sul trasferimento dell'Accademia mette a nudo la realtà di un museo incapace di valorizzare il suo grande patrimonio E' definito museo di statura internazionale, ma dentro si ha la sensazione di camminare in un'istituzione di provincia. E non solo per il degrado che invade gli occhi e la mente di chi si avventura nei corridoi dell'Accademia, o per lo Scalone che consente l'accesso alla Pinacoteca tristemente avvolto da lamiere, plastiche e impalcature di una non più rinviabile ristrutturazione. Brera ci accoglie con saloni freddi, illuminati a giorno senza alcun tentativo di impreziosire, con luci dedicate, le opere maggiori. O peggio con capolavori di De Chirico e Modigliani relegati in angoli seminascosti. «Un progetto che andrebbe rifatto integralmente». Non usa mezzi termini Davide Rampello, il presidente che ha riportato a nuova, vibrante vita la Triennale e fatto della Triennale Bovisa il primo passo verso il sogno di una nuova, acculturata periferia. «E' evidente a tutti che quello che era il progetto della grande Brera ha bisogno di una radicale riprogettazione». LO SPAZIO MANCA. Tanto che molte delle preziose tele cinquecentesche sono affastellate sotto vetro. Armadi pittorici, in cui solo gli addetti possono tirare fuori i quadri e ammirarli. E i visitatori? Crocifissioni e Madonne rinascimentali sono esposti in massa come in un supermarket dell'arte, i Canal Grande di Canaletto e Guardi sono addossati ai Tiepolo. Sotto teca anche il laboratorio di restauro sponsorizzato Pirelli, peraltro inoperoso. «Con il patrimonio che ha Brera prosegue Rampello c'è bisogno di spazio, di valorizzare, i quadri andrebbero tenuti meno addossati. E poi bisognerebbe dare a tutto il sistema una valorizzazione generale. C'è l'orto botanico, che è formidabile. E l'Osservatorio astronomico che ha una ricchezza di strumenti ottici straordinaria. E la biblioteca non si deve disgiungere da tutto questo. Il progetto Teresiano aveva un'unica unità che va ripensata con regole contemporanee». E invece... All'orto botanico si accede dai corridoi dell'Accademia pieni di graffiti, grazie a un «cartello» scarabocchiato affisso su una vecchia e scrostata porta. Per andare nella Biblioteca Nazionale Braidense non si è dispensati dal passare tra le aule malmesse della scuola d'arte. Pensare che il progetto realizzato dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria a fine Settecento volle riunire qui quelli che allora erano i pi avanzati istituti culturali della città: oltre all'Accademia di Belle Arti e all'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, la Biblioteca Nazionale Braidense, l'Osservatorio Astronomico e l'Orto Botanico. Ma il progetto neoclassico del Piermarini oggi va assolutamente reinterpretato. «Ci vuole visione e coraggio dice Rampello un sentimento. Oggi e da sempre l'arte e la cultura vanno reinterpretate in modo diverso. L'uomo cambia e cambia il suo modo di approcciare le cose. La Pinacoteca all'epoca fu il frutto di una visione nata a metà del Settecento, in cui la funzione pubblica dell'arte ebbe il suo momento culmine negli Stati Sovrani e nel decoro della Corona. Oggi abbiamo bisogno di una visione veramente alta, coraggiosa e generosa. Invece sento in generale una piccolezza tremenda, celata dietro una serie di resistenze assolutamente ridicole». Si riferisce, il presidente Rampello, al conflitto che oppone il neodirettore, Gastone Mariani, al presidente Gabriele Mazzotta. Mariani non vuole spostare l'Accademia. Soprattutto non vuole spostarla nella sede prescelta, la caserma Mascheroni. Eppure una soluzione bisognerà trovarla, visto che, non a caso, nel 2001 è stata creata «Brera mai vista»: mostre centrate su poche opere (da un singolo dipinto sino a un massimo di sei), con cui «il museo fa conoscere il suo patrimonio normalmente custodito nei depositi». E' quel normalmente che lascia a dir poco perplessi. Anche l'Accademia ha dei tesori da valorizzare» rincara Rampello. «Disegni, dipinti, progetti, la gipsoteca che deve essere completamente restaurata. Per questo spero che l'Accademia esca definitivamente e trovi uno spazio adeguato. Sono per la visione di Mazzotta, e trovo questa resistenza assurda e assolutamente miope». Gli studenti restano barricati nelle aule, nei corridoi dove la collezione di gessi tratti da statue antiche, che dovrebbero servire da modelli agli studenti, servono soprattutto ai numerosi piccioni per depositarvi sporcizia. Ed è braccio di ferro all'interno dell'augusto palazzo. Gli Amici di Brera, che dal 1949 promuovono finanziamenti per restauri e interventi sulla Pinacoteca, guardano malissimo le condizioni in cui è ridotta l'Accademia, e premono per il trasferimento. Anche perché i ragazzi piuttosto bohémiennes che bivaccano in cortile con cani, biciclette e pennelli, e a volte mangiano sullo scalone che porta alla Pinacoteca, non sono un elegante biglietto di ingresso.