Come funziona la struttura dell'Università di Perugina. A settembre un nuovo progetto europeo Diagnosi teonologiche Cos'è il Molab Dispone di 20 strumenti portatili capace di fare ricerche non invasive Certi quadri soffrono ad essere ammirati. Spesso il via-vai di persone in una stanza provoca la contaminazione e l'inquinamento delle opere non protette, fuori dalle campane di vetro, al punto da rendere necessario un intervento di analisi. Meglio se con apparecchi non invasivi per evitare prelievi di campioni e di alta tecnologia per evidenziare le molecole da rimuovere e quelle «originali» da non toccare. E' il caso di «Chemistry», un quadro di Munch appeso nell'Aula Magna dell'Università di Oslo e «deteriorato» dall'uso eccessivo della sala, come molti dipinti non verniciati o non conservati in atmosfera controllata, da Van Gogh a Picasso. A ridare splendore al Munch ci ha pensato un team di ricercatori dell'Università di Perugia lavorando sul quadro con un laboratorio mobile, il Molab, un vero e proprio furgoncino munito di 20 strumenti portatili, capace di eseguire in situ qualsiasi tipo di diagnosi non invasiva. «Ossalati, silicati e gesso sono i contaminanti trovati nel Munch» spiega Bruno Brunetti, coordinatore del Molab e del progetto europeo Eu-Artech per la conservazione dei beni artistici (5,4 milioni di euro in cinque anni) appena concluso, dalle cui ceneri a settembre sorgerà Charisma, il progetto evoluzione, da poco presentato all'Icn (Instituut Collectie Nederland) di Amsterdam, con gli stessi protagonisti e qualche new entry, come per esempio il Bntish Museum di Londra e il Prado di Madrid. «Una volta identificate le sostanze da eliminare aggiunge Brunetti possiamo dare indicazioni sulla pulitura, seguendo tutte le fasi di rimozione delle molecole contaminanti, e suggerire le precauzioni da prendere per la conservazione». Per rilevare gli inquinanti è stata usata la spettroscopia Ftir a fibre ottiche in riflettenza che individua composti organici e inorganici sulla superficie, penetrando di pochi micron. «Solfati e silicati sono generati da deposizione aerea afferma Costanza Miliani, ricercatrice del Cnr-Istm dell'Università di Perugia. Per gli ossalati, invece, il discorso è complesso: potrebbero derivare da trattamenti conservativi precedenti degradati dall'atmosfera o da funghi, oppure da deposizione aerea». A seguire il restauro passo dopo passo uno strumento specifico, lo spettrometro Uv-Visibile che segnala le variazioni di colore per evitare errori. «La rimozione degli ossalati è più critica aggiunge Miliani perché questi sali sono il risultato dell'interazione con il materiale costitutivo, per cui bisogna impiegare agenti chelanti dopo aver usato altri solventi soft come acqua e saliva». Oltre al dipinto di Munch, anche il «Victory Boogie Woogie» di Mondrian ha mostrato un grado di contaminazione da polveri ambientali. Eppure l'atte contemporanea non è l'unica a richiedere un «restyling» dai segni ambientali. «Nella Pala Albergotti del Vasari, del 1567, per esempio abbiamo trovato i nitrati - dichiara la ricercatrice - oltre a ossalati e solfati». Nei quadri antichi si sospetta che gli ossalati siano dovuti all'invecchiamento accelerato delle vernici proteiche che li ricoprono. Ma l'ipotesi merita ulteriori approfondimenti per essere confermata. In ogni caso, le sostanze dannose vanno rimosse, se si vuole riportare l'opera alla sua bellezza originale. Oltre a occuparsi di questioni conservative il Molab è in grado di analizzare i materiali per capire quali pigmenti siano stati usati dal pittore e con quali tecniche: esempi di questo genere di studio sono il «Codice Cospi» e la «Madonna con Cherubini» del Mantegna. Ma perché scegliere il Molab? «L'unicità del Molab dice Antonio Sgamellotti, presidente del centro di ricerca Smaart dell'Università di Perugia è che dispone di strumenti così piccoli da poter essere sollevati da una sola persona. L'esatto opposto dei grandi sincrotroni». L'idea è buona, non a caso gli americani hanno deciso di copiarla.
Polvere e inquinanti. Ma l'arte è in salvo sul laboratorio mobile
L'Università di Perugia ha sviluppato un laboratorio mobile, il Molab, per eseguire diagnosi non invasive su opere d'arte. Il Molab dispone di 20 strumenti portatili e può essere utilizzato per rilevare contaminanti come ossalati, solfati e gesso, che possono danneggiare le opere d'arte. Il laboratorio è stato utilizzato per analizzare il dipinto di Munch "Chemistry" e ha rilevato la presenza di questi contaminanti. Il Molab può anche essere utilizzato per analizzare i materiali e capire quali pigmenti sono stati usati dal pittore e con quali tecniche.
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