L'ARCHITETTO Plinio Marconi, nel 1936, ne lodava «l'essenzialità, la cubicità simile a quella delle architetture greche e mediterranee....». Ma anche «l'incombere di pareti marmoree su una sottostante leggera trama di vuoti e di pieni che ridesta la memoria di irrealtà veneziane..., la carezza che arrotonda gli spigoli e commuove una zona della facciata posteriore in curve e controcurve, capace di suscitare immagini di un po' morbida barocca leggiadria...». Frasi ridondanti ma precisissime, destinate non a una donna, bensì alla Casa delle Armi, il grande edificio di proprietà del Demanio dello Stato progettato nel 1934-35 dall'architetto Luigi Moretti, inaugurato nel 1936 e destinato alle esercitazioni degli accademici di scherma. Un'opera d'arte dell'architettura del Novecento, due corpi articolati in una Biblioteca e nel Museo delle armi, più due gallerie destinate alla lettura, la sala del Consiglio degli istruttori, gli uffici e i servizi (il primo); nella grande sala degli esercizi, con gli spogliatoi e i servizi (il secondo). Attraverso il tempo, la Casa delle Armi è però diventata altro. Oggi ospita una sede dei Carabinieri e la grande Aula Giudiziaria che fu teatro dei processi al brigatismo degli anni Settanta. Senso e appartenenza glieli restituirà la nuova destinazione ufficiale: dopo opportuni interventi di restauro, diventerà sede del Museo Italiano dello Sport. Dice Mario Pescante, sottosegretario allo Sport: «I finanziamenti ci sono e per intero. Il progetto anche. Occorre pilotare il trasferimento dei Carabinieri e del Tribunale per poter iniziare i lavori. Al Museo vero e proprio, con le debite strutture annesse, verrà aggiunto il concetto di laboratorio, vale a dire un luogo, fisico e metaforico, in cui lo sport trovi una sua dimensione culturale e quello sviluppo critico, di pensiero e documentazione, che nell'antichità classica intrinsecamente possedeva. Tutto ciò è particolarmente importante se pensiamo a come i tempi lo abbiano commercializzato e "disumanizzato"». Elemento terminale del Foro Italico sul fronte Sud, la Casa delle Armi subirà un radicale maquillage. Lo impongono lo stato di abbandono in cui è vissuta per anni e gli interventi subiti soprattutto nel corpo della Biblioteca tra la fine dei Settanta e i primi Ottanta. Al di là di ogni considerazione di tipo estetico e strutturale, in una sorta di non consapevolezza del suo valore artistico, ha patito adattamenti che hanno nascosto e addirittura danneggiato parecchie parti. Come detto, la Biblioteca è diventata ed è sede della Polizia Giudiziaria dei Carabinieri. L'aula per le esercitazioni di scherma, invece, trasformata nell'aula-bunker del Tribunale, non racconta più storie di duelli e sudore di atleti in azione alla luce naturale diffusa (grazie alla copertura particolare con due mensole a sbalzo di cemento armato di diversa altezza), ma è riuscita a mantenere sufficientemente intatte le proprie prerogative. Danni ha invece subito la parte esterna, dove le proporzioni volute da Moretti per i prati degli allenamenti all'aperto, sono state frammentate e delimitate da muri e muretti, a causa delle esigenze di sicurezza legate alla nuova destinazione. Rispettato, invece, il mosaico di Angelo Canevari sulla parete esterna della Biblioteca. La Casa delle Armi e l'intero Foro Italico sono sottoposti, fin dal 1989, a vincolo m onumentale. Cosa che ha consentito alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Lazio di stoppare ulteriori modificazioni degli edifici. E sulla necessità di avviare gli interventi di restauro (previo congedo degli attuali occupanti) hanno battuto in molti, dai vari ministri dei Beni Culturali e Ambientali, al Comune di Roma, dall'Ordine degli Architetti di Roma e del Lazio al mondo accademico. Contemporaneamente si è discusso sulle molte, possibili destinazioni: una rinnovata casa della Scherma, il museo dell'Architettura moderna italiana, il museo del Foro Italico e, appunto, il museo dello Sport, per il quale anche gli edifici di via dei Cerchi, attualmente occupati dai magazzini dei costumi del Teatro dell'Opera e dai laboratori di scenografia della Fondazione Lirica, sono stati candidati. Ora, con i soldi nel cassetto, fra i buoni auspici che accompagnano il riuso, c'è anche il ritrovamento, sotto il pavimento della sala ellittica, in origine sala d'onore di ingresso degli atleti, di tracce dei mosaici disegnati dallo stesso Moretti. Il Museo dello Sport nascerà in un corpus che più naturalmente incline ad ospitarlo non potrebbe essere. E se il via allo sgombero delle aree interessate fosse dato nell'anno olimpico, il significato dell'Olimpiade ateniese, così vicina, in spirito e caratteristiche, a quella che sarebbe potuta essere l'Olimpiade romana, aumenterebbe per traslato. «Ci si chiede come saranno i Giochi di Atene osserva Pescante Se la capitale greca sia pronta o meno ad ospitarli. Discorsi oziosi. La Grecia celebrerà la sua Olimpiade. Non lo farà in modo faraonico e spettacolare come ha fatto Sidney, o come farà Pechino. Atene sottolineerà la dimensione umana dell'Olimpiade, il significato circoscritto e relativo al singolo, il valore dello spirito sportivo nei suoi elementi primigeni, costitutivi. Dispenserà sapori mediterranei, "nostri", senza per questo mancare alla necessaria organizzazione. Qualcosa che, in certo modo, dovrebbe anche far parte del Museo dello Sport».