Sul lettino dell'Opificio il capolavoro che stupì Donatello Donatello quando lo vide «fece cadere le uova che aveva nel grembiale», racconta il Vasari. In effetti il Crocifisso ligneo di Brunelleschi è la sintesi della perfezione e della bellezza, In questi mesi è in cura all'opificio, dove è già stato fermato il sollevamento di colore su un piede. E dove vengono analizzati i fori dei tarli, Dopo l'estate tornerà nella Basilica di Santa Maria Novella. È la scultura raccontata nelle Vite del Vasari. Quella al centro della disputa con Donatello. Il Crocifisso ligneo scolpito dal Brunelleschi che si ammira nella cappella Gondi della basilica di Santa Maria Novella, dallo scorso novembre è ricoverato nei laboratori dell'Opificio delle pietre dure, alla Fortezza, e curato dalle abili mani di Peter Stiberc e di Maria Donata Mazzoli, sotto la supervisione di Laura Speranza, direttrice della sezione di restauro del legno. La luce radente di una lampada evidenzia ogni particolare del corpo. «Vede che muscolatura perfetta - fa notare Laura Speranza, indicando i quadricipiti - è talmente realistico che si pensa che l'artista abbia usato un modello in carne ed ossa». Anche l'altezza riproduce fedelmente, in scala uno ad uno, le proporzioni di un uomo di statura medio-alta. «Per l'epoca era un omone - continua Speranza -. La scultura è lunga un metro e settantuno centimetri, ma se si considerano il capo inclinato e le gambe piegate, arriverebbe tranquillamente a superare il metro e ottanta». Macchiato qua e là dalle piccole stuccature dei fori di farfallamento provocate nei secoli dai tarli, l'opera è in buone condizioni. «Non è stato portato qui perché aveva problemi gravi - continua Speranza -. Anzi, aveva un solo sollevamento di colore su un piede, che è stato subito fermato». Reduce da un intervento di restauro effettuato nel 1977 (e prima ancora negli anni venti del secolo scorso) il ricovero del Cristo è un intervento di routine che serve a rimediare «ai piccoli pasticci che un tempo venivano fatti nei restauri». E poi è buona norma fare una «visita di controllo» una volta ogni trenta anni. Secondo l'aneddoto riportato dal Vasari, il collega Donatello realizzò più o meno contemporaneamente (ma le date ufficiali smentiscono questa ipotesi) un Cristo destinato alla basilica di Santa Croce. Il Brunelleschi vedendolo per la prima volta disse che somigliava a «un contadino e non un corpo simile a Gesù Cristo, il quale fu delicatissimo ed in tutte le parti il pi perfetto uomo che nascesse giammai». Donatello stizzito, lo invitò a parlare meno e a tentare di fare di meglio. Per tutta risposta Brunelleschi realizzò la scultura di Santa Maria Novella e la mostrò all'amico che rimase a bocca aperta: «a te è conceduto fare i Cristi a me i contadini». Non è dato sapere se questa storia sia solo il frutto della fantasia del Vasari, ma sta di fatto che il corpo scolpito dal Brunelleschi è la sintesi della perfezione. «Alcuni storici dell'arte la definiscono la prima opera del Rinascimento. Per il nudo totale e per le fattezze del corpo». Ma proprio quel nudo ha fatto sorgere dei dubbi in qualcuno. «Quale scultura, il Cristo androgino?», si sente mormorare dalla portineria dell'Opificio. «Androgino?», solo a sentir pronunciare questa parola Laura Speranza ha un sussulto. «Ma che idiozia. Era semplicemente un modo di scolpire dell'epoca che trascurava una parte del corpo che ovviamente non sarebbe stata visibile». Guardando la scultura coricata sul suo lettino, si capisce subito il perché del misunderstanding. Il sesso del Cristo ligneo è solo abbozzato e, agli occhi di un profano, le parti intime possono sembrare più simili al corpo di una donna, che a quello di un giovane uomo. «In realtà era una consuetudine. Visto che rimanevano nascoste - spiega Laura Speranza - venivano abbozzate per dare volume al panneggio, ma quasi mai rifinite del tutto». Sottoposto ad un'accurata radiografia per analizzare con attenzione anche le interiora, l'opera è risultata intatta anche da quel punto di vista. «A parte le braccia - ha spiegato Peter Stiberc - è stato realizzato da un unico blocco. Lo si vede anche dalle naturali linee longitudinali di cedimento del legno». L'unico dubbio riguarda il tipo di legno. «Forse si tratta di pero, ma non è detto. Andrebbe fatto un foro per un prelievo, ma è quasi un peccato farlo su una superficie così intatta».