La festa del Patrono Applausi per il Mantegna in basilica. Il vescovo: appartiene al mondo La benedizione (i flash) l'orgoglio Mosele «rammaricato» per le predelle mai restituite dalla Francia - Che in tanti siano venuti appositamente per «lei», lo si è capito dalla folla che ha assalito l'altare maggiore al termine delle celebrazioni di ieri. Quella religiosa, in ricordo di San Zeno, e quella più laica, della restituzione della pala d'altare del Mantegna alla cittadinanza. D'altronde lo aveva notato fin da subito il vescovo Giuseppe Zenti che «l'afflusso di gente è superiore a quello degli scorsi anni per questo evento storico, il che ci rende tutti orgogliosi. Oggi finalmente vediamo di nuovo splendere un'opera che non appartiene a Verona, ma a tutto il mondo. Noi la custodiamo, ma questa splendida testimonianza artistica è patrimonio dell'intera comunità internazionale ». Foto e molti applausi nel giorno della presentazione ufficiale, nel corso della quale hanno parlato tutte le diverse «anime» coinvolte nel restauro, dai tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze alle autorità locali. Ma il primo a prendere la parola è stato don Rino Breoni, abate di San Zeno, prossimo a lasciare la guida della basilica per la rettoria di San Lorenzo. Don Breoni si è preso una piccola rivincita sulle voci che circolavano fino a qualche tempo fa. «C'era chi diceva, mentre ci apprestavamo a consegnare la pala ai tecnici, che l'opera del Mantegna non sarebbe più ritornata. Invece abbiamo ancora il piacere e il privilegio di averla qui tra noi, come squarcio di cielo ad illuminare la nostra liturgia». Parole simili da parte della direttrice dei musei civici, Paola Marini, che ha illustrato ai presenti le caratteristiche dell'opera: «E' l'unica del Mantegna a trovarsi nel luogo per cui era stata pensata. Lo possiamo dire con convinzione, dato che l'artista mantovano giunse al punto di aprire le finestre sull'abside per poter dare la dovuta illuminazione di questo trittico, che congiunge idealmente arte medievale e rinascimento». «Cinquecento anni ben portati - dice il sindaco Tosi - che donano ulteriore prestigio a questa ricorrenza festa di Verona e di uno dei suoi quartieri più autentici, quello di San Zeno». L'assessore alla Cultura di palazzo Barbieri, Erminia Perbellini, ha sottolineato come la scelta dell'Opificio si sia rivelata vincente, data la celerità e la qualità del lavoro svolto. E a rendere giustizia alle 6mila ore di lavoro dei tecnici è stata l'attuale direttrice dei laboratori toscani, Isabella Lapi Ballerini: «Da parte nostra non è mai mancato l'entusiasmo; l'emozione di vedere le tavole uscire dal laboratorio di verniciatura è stata senza pari, anche se siamo abituati a vedere opere di Giotto e Raffaello. E anche se la consegna a questa chiesa è stato per noi un momento a lungo atteso, un po' ci duole separarci dalla Pala». L'opera però è incompleta, come ha ricordato il presidente della Provincia Elio Mosele: «L'unico rammarico è di non avere gli originali delle predelle, per quanto ben fatte siano le copie ». Le due predelle, portate in Francia da Napoleone, non sono mai state restituite. «Oggi ha ricordato il presidente della Regione, Giancarlo Galan - è la giornata dei due Andrea: Mantegna che torna a casa e Palladio, la cui mostra per il cinquecentenario approda oggi a Londra». Davide Orsato