In un Paese come il nostro, secondo produttore e consumatore di cemento dell'Unione Europea e ottavo nel mondo, gli «ecomostri» proliferano come funghi velenosi, soprattutto nei paesaggi costieri. L'abbattimento dello Scheletrone di Palmaria che segue quelli del Fuenti sulla Costiera Amalfitana, di Punta Perotti e quelli del Villaggio Coppola che deturpava il litorale casertano rappresenta una tappa importante contro il degrado delle coste. Coste che, dal secondo dopoguerra in poi (chi non ricorda la mostra «Italia da Salvare» organizzata da Italia Nostra nel 1966?) sono state date in pasto alla speculazione più terrificante. Ma la costante e paziente battaglia delle associazioni ambientaliste, Legambiente, Italia Nostra e Wwf contro questi orrendi feticci cementizi non può fermarsi. Altre battaglie, avverso l'insensibilità delle Amministrazioni locali, l'inerzia colpevole della burocrazia, l'indulgenza della magistratura e la scarsa attenzione delle autorità di polizia, continueranno, allo scopo di cancellare dalle «amate sponde» (e non solo), altri monumenti dell'avidità e dell'insipienza umana. Tra gli ecomostri in attesa di definitiva cancellazione, ricordiamo il Domizia Village, sul litorale del Lago Patria in provincia di Napoli, che prevedeva 170 residence con piscina, chiesa, centro commerciale, per metà costruito e il resto in attesa di demolizione. Oppure in pieno Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, il complesso Spalmatoio nella splendida Isola di Giannutri, innalzato in spregio delle leggi accanto a importanti resti archeologici, rimasto anch'esso un tetro scheletro figlio di una fallita speculazione. E poi è stata bloccata ma non ancora demolita un'altra orrida carcassa cementizia di quattro piani, sorta questa volta non sul litorale ma sulle sponde del grande e finora intatto Lago Matese all'interno del Parco Regionale campano del Matese-Taburno. E che dire de «La Palafitta» edificio multipiano che svetta grigio sulla spiaggia di Falerna, in provincia di Catanzaro, tanto in riva al mare che spesso le onde invadono le zampe di questo ecomostro calabro? Infine, in un altro paesaggio celebre, la costiera Sorrentina, la conca di Alimuri è presidiata dall'ossatura di un albergo di 100 stanze (bloccato dalla Soprintendenza nel 1971) il cui cadavere deturpa ancora la zona. Sono tutte storie complicate e contorte che vedono annodati, in un groviglio inestricabile, abusivismo, licenze di costruzione irregolari, violazione di vincoli e risolutivi interventi delle Soprintendenze e della magistratura, provocati sempre o quasi dalle denunce delle stesse associazioni ambientaliste che oggi celebrano l'abbattimento dello Scheletrone di Palmaria.
ECOMOSTRI E TUTELA DEL PAESAGGIO. Dalla Toscana alla Costiera: cosa buttar giù
In Italia, gli ecomostri proliferano, soprattutto nei paesaggi costieri. L'abbattimento dello Scheletrone di Palmaria è una tappa importante contro il degrado delle coste. Le coste sono state date in pasto alla speculazione più terrificante dal secondo dopoguerra in poi. Le associazioni ambientaliste, Legambiente, Italia Nostra e Wwf, continuano la battaglia contro questi orrendi feticci cementizi. Tra gli ecomostri in attesa di cancellazione, ci sono il Domizia Village, il complesso Spalmatoio nella Isola di Giannutri e un'altra carcassa cementizia nel Parco Regionale campano del Matese-Taburno.
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