Il Comune: «Tutto regolare, le aree sono tutelate». Gli ambientalisti: «Troppo poche le verifiche successive alle autorizzazioni concesse» L'occhio di Google Earth ha colto sui colli tra Avesa e Quinzano le costruzioni realizzate negli ultimi anni Col piano casa sulla soglia (ampliamento del 20 della cubatura e della superficie degli edifici esistenti, residenziali e non - che passa al 30 in caso di demolizione e ricostruzione di edifici degradati costruiti prima del 1989 - e al 40 per gli interventi con tecniche di bioedilizia e impianti a energia rinnovabile) il pensiero va alle nostre colline, quelle che, se anche protette dai vincoli di non edificabilità del Pat (Piano di assetto del territorio), come a Avesa e Quinzano, sono continuamente minacciate da nuove costruzioni. Per rendersi conto di come sono cambiati i colli a nord della città negli ultimi anni, in zone tutelate, basta andare su internet, cliccare Google earth e zoomare un po' in giro e confrontare le immagini del 2001 con quelle del 2004 e 2007. (Fotogallery sul nostro sito www.larena.it). La differenza c'è. Niente paura, tutto sotto controllo dicono dal Comune. Non è vero, denunciano le associazioni ambientaliste, sono poche le verifiche successive alla autorizzazioni concesse: in mancanza di esposto, dicono, quasi mai si va vedere se quello che viene costruito corrisponda a quello per cui è stata dato il permesso. Per cui molti edifici potrebbero essere irregolari. Sui controlli il Comune ribatte deciso che le verifiche ci sono e che il territorio è tutelato. Negli uffici di Palazzo Barbieri, nel settore Edilizia, ci sono 1 dirigente, 1 responsabile, 6 amministrativi e 3 tecnici, affiancati, soprattutto per le verifiche sul campo, e quindi per i sopralluoghi nei cantieri, dal Nucleo edilizio della Polizia municipale, 5 persone, che spiegano - solo in situazioni particolari, o più complesse, vengono affiancate dagli esperti del Comune. Per quanto riguarda il 2008, i dati che snocciolano dall'ufficio di Controllo edilizio sono questi: su 195 segnalazioni, le sanzioni sono state 186, e, a oggi, nel 2009, su 62 sono state 47. La Polizia municipale, sempre per il 2008, entra un po' più nel dettaglio: dice che sono stati circa 700 gli interventi per verifiche edili, 250 gli esposti ricevuti (spesso riguardavano questioni minori come condizionatori o parabole) e solo il 40 per cento di questi, fanno sapere, riguardava cantieri veri e propri (circa 100 quelli controllati dai vigili ogni anno). Mentre 70 cantieri sono stati controllati invece nell'ambito del progetto «Cantieri sicuri» coordinato dalla Prefettura. Appena 80, dicono al comando, le violazioni accertate e una decina i sequestri. Prova, sostengono nella sede di via del Pontiere, che c'è un buon rispetto di norme e di disposizioni e anche per questo le ordinanze di sospensione dei lavori emanate a seguito dei sopralluoghi sono state poche. Ma i numeri non spiegano tutto ribattono gli ambientalisti. Anzi, non dicono nulla. Ci sono dei "ma". E questi "ma" li illustrano Giorgio Massignan, presidente di Italia Nostra, e Tomaso Bianchini, del comitato Colline Veronesi.Quest'ultimo, che comunque si dice soddisfatto perché da quando è stato approvato il Pat, il Parco delle colline è stato inserito nel verde tutelato e non si possono più rilasciare concessioni per annessi rustici e né per fabbricati rurali e per il futuro sogna un grande parco di 20 mila ettari - spiega che «i controlli scattano, per la maggior parte, su denuncia o esposto, e solo in casi eccezionali, o di fronte a situazioni davvero abnormi, su iniziativa degli uffici preposti». Quasi mai su segnalazioni anonime, insomma. Questo significa che nelle zone più isolate (vedi colline) dove non ci sono vicini o dove, se ci sono, sono pochi e non vogliono rogne, le denunce sono poche e l'abusivismo è più facile. E se non denunciano gli eventuali vicini di casa, chi ha interesse a denunciare un fabbricato che da un giorno all'altro sorge isolato nella boscaglia? «I controlli ci sono» dice ancora Bianchini, certo, «ma se uno chiede di fare una baracca per gli attrezzi e tutte le carte presentate in Comune sono regolari, gli danno il permesso. È dopo che sorge il problema: chi va a controllare se quella persona ha fatto veramente un ricovero attrezzi o qualcos'altro se nessuno denuncia? Chi controlla le volumetrie?». La scusa per metter giù mattoni e fare ville, dice Giorgio Massignan di Italia Nostra, è sempre stata quella del ricovero per gli attrezzi. «Il meccanismo è questo», spiega:. «se sono proprietario, o prendo in affitto alcuni ettari di terreno agricolo, richiedo la concessione di un fabbricato per attività legate all'agricoltura. Addirittura, per fare richiesta, prima della nuova legge urbanistica, era sufficiente (con la lg.r. 24) che il richiedente si iscrivesse all'albo dei lavoratori rurali per essere in regola. Ora, almeno, deve aprire un registro contabile e dimostrare l' attività agricola». «Poi, una volta fatta richiesta, ecco che il ricovero attrezzi diventa una villa». Perché, sostiene Massignan, il nocciolo di tutta la questione riguarda i controlli, È questo l'anello debole che dà il via libera all'abusivismo». «I comuni», dice, «all'approvazione della famigerata legge regionale 24, avrebbero dovuto preparare il registro delle aziende e dei singoli che hanno usufruito di tali permessi e quindi controllare che la funzione degli edifici fosse realmente a scopo agricolo». Ma, dice sconsolato, «non lo hanno mai fatto». «Attualmente», conclude, «sarebbe sufficiente che l'assessorato all'edilizia andasse a controllare a che uso sono destinati tutti i manufatti realizzati sulla base della legge regionale 24». Anche se, constata amaramente, «quelle poche volte che è stato scoperto un abuso, è stato sanato solo con una multa economica». In sostanza, dice, non è stato mai abbattuto nulla.