La Toscana intanto «si è attrezzata», spiega l'assessore Mariella Zoppi, per evitare i possibili guasti del silenzio-assenso. Due anni fa - e dunque ben prima che si cominciasse a parlare del codice - la Regione ha dato il via, insieme alle soprintendenze, a un censimento dei beni soggetti a vincolo: storico, artistico o paesaggistico. Così il nostro patrimonio - ma solo quello tutelato - è stato catalogato: ne è nata una "Carta dei vincoli", finita poi su supporto digitale, che permette di conoscere in maniera rapida qual è la situazione dei vari beni. In questo modo - spiega l'assessore Zoppi - nel caso in cui ci sia una richiesta di vendita, le soprintendenze sono in grado di fornire rapidamente una risposta, molto prima dei 120 giorni concessi. Il problema si pone però per altri immobili che nessuno ha mai pensato di vincolare (lo stesso Duomo di Firenze non lo era, semplicemente perché era assurdo che qualcuno pensasse di comprarlo): per esempio le caserme, le biblioteche, alcuni beni ecclesiastici, in alcuni casi la Regione è già intervenuta con provvedimenti di protezione, come per la Marucelliana di Firenze e per l'Archivio di stato di Lucca. In più, la Toscana sta per presentare al governo una richiesta particolare: vorrebbe ottenere l'autonomia speciale" per i beni culturali e paesaggistici, oppure - si sta ancora valutando cosa sia meglio - il diritto di esercitare la "tutela", diritto che ora spetta al ministero (gli enti locali devono accontentarsi della salvaguardia). Si scorporerebbe però il polo museale fiorentino, Uffizi compresi, che resta di pertinenza nazionale. Difficile però - e lo Zoppi non lo nega - che una simile richiesta venga accolta. «Siamo comunque in una posizione di tranquillità», spiega l'assessore. Lei al momento non boccia il nuovo codice, ne aspetta gli sviluppi. «Ci sono alcune cose buone - dice - per esempio la maggior collaborazione Stato-Regioni». La Zoppi è soddisfatta soprattutto per l'ampliamento dei poteri degli enti locali in fatto di paesaggio e per le maggiori competenze in materia libraria. Molta pragmatica anche nel valutare la possibilità per i privati di gestire i musei: «In teoria si rischia moltissimo, nella pratica molto meno. Quale privato può avere interesse a una gestione che è di solito molto onerosa? Solo alcuni musei saranno appetibili. Ma Urbani pensa alle fondazioni - a partecipazione pubblica - come per l'Egizio di Torino. Il ministro ha parlato anche di una fondazione per il museo delle navi romane di Pisa: mi sembra però prematuro, visto che non c'è ancora il museo». Se la Zoppi sul silenzio-assenso è piuttosto tranquillizzante lo è di meno Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa, uno dei cinque saggi-consulenti che hanno partecipato alla stesura del codice. Il professore bolla il silenzio-assenso come una misura «sciagurata». Apprezza sì «l'impalcatura solida, tecnicamente benfatta del codice», ma lo vede come «un punto di partenza che va migliorato». Per Ermete Realacci, deputato toscano della Margherita, è fondamentale capire se le soprintendenze saranno in condizioni di esercitare il controllo, o se invece c'è il pericolo di perdere dei gioielli di famiglia, visto che «il Tesoro vuoi vendere tutto». Intanto è molto soddisfatto della battaglia vinta a San Giuliano dove l'ex albergo Terme, di proprietà Inps, pur essendo soggetto a vincolo, stava per cadere in mano privata senza che il Comune esercitasse la prelazione. Diritto riconosciuto dal ministero «in zona Cesarini», dice Realacci, grazie alla sua interrogazione e all'impegno di Settis. E proprio quella vicenda ha portato a un altro risultato importante: la nascita dell'"Osservatorio sulle alienazioni dei beni pubblici di valore storico-artistico". Un osservatorio nazionale che avrà sede nel Parco di Migliarino e funzionerà già da settembre. Col compito di vigilare sul destino degli immobili ma anche di aiutare i Comuni a far valere i loro diritti.
Ma qui non ci prenderanno nel sonno
L'assessore Mariella Zoppi della Toscana spiega che la Regione ha dato il via a un censimento dei beni soggetti a vincolo due anni fa. Questo ha permesso di catalogare il patrimonio culturale e paesaggistico della regione e di creare una "Carta dei vincoli" digitale. La Zoppi è soddisfatta della collaborazione tra Stato e Regione e ritiene che il nuovo codice sia un passo in avanti. Tuttavia, il direttore della Normale di Pisa, Salvatore Settis, critica il silenzio-assenso come una misura sciagurata.
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